Weekend deludente per il rugby italiano, e le Zebre lo chiudono nel modo peggiore. Al Lanfranchi, all’esordio in URC, i Bulls vicecampioni vincono 47-13 con il bonus offensivo: 21-6 all’intervallo, e nel secondo tempo non c’è mai stato un solo secondo in cui la partita sia sembrata in discussione.
Dopo il 19-19 del Benetton con i Dragons, una partita che si poteva vincere, e la sconfitta dell’Italia femminile con il Sudafrica, ecco il terzo risultato sotto le aspettative. Quali fossero le aspettative nello spogliatoio delle Zebre non lo so, ma questa prima non si può promuovere.
Dove sono crollate le Zebre?
Contro una sudafricana certe cose le metti in preventivo: ti vengono addosso dritto per dritto, ti fanno male, soffri. Puoi anche mettere in conto di andare sotto in mischia. Quello che non poteva essere nel piano partita era farsi mettere i piedi in testa in rimessa laterale.
Tre o quattro palloni persi in touche, e non perché i Bulls li leggessero: li andavano proprio a intercettare. Quando la rimessa non ti dà palloni puliti, tutto il resto si complica.
Poi ci sono i due episodi del primo tempo che pesano tantissimo: il cartellino giallo a Canali, arrivato insieme alla meta di punizione, e il pallone di Fusco intercettato dal mediano di mischia De Wet, che è andato a segnare. Lì le Zebre hanno perso il poco punch che avevano.
Il rimpianto Gonzalo Garcia
A un certo punto ho avuto un flash: “Ma Gonzalo Garcia è ancora alle Zebre?”. No, non c’è più. E si vede. Alessandro Fusco ha ricevuto i galloni da capitano e ha giocato una partita nella media: segna anche la meta delle Zebre nella ripresa, ma sicuramente vuole fare meglio. Garcia a volte era un po’ caotico, ma era un giocatore di sicuro talento: lì davanti manca qualcosa.
Pesano anche gli infortuni, con una lunga fila di giocatori in tribuna, tra cui Bautista Stavile. Eppure questa deve essere una stagione importante: la rosa è piena di giocatori nell’età migliore, tra i 24 e i 28 anni. Non è una partita che segna il campionato, ma non abbiamo visto le Zebre “brunelliane”, quelle del gioco spumeggiante, degli offload, della capacità di far male in transizione.
Abbiamo visto delle Zebre che sono state assalite alla baionetta e non hanno saputo porre quasi la benché minima resistenza.
Il ritorno di Tommaso Allan
Era anche la partita del ritorno in Italia di Tommaso Allan. Due piazzati e una trasformazione, un errorino in ricezione e una prestazione forse migliorabile: meglio quando si è spostato a giocare da 10, ma senza riuscire a prendersi un grande protagonismo.
Chi si salva
A livello individuale, nessuno ci ha rubato l’occhio nel vero senso della parola. Si salvano Locatelli, Filippo Alongi e Bertaccini nel breakdown. Gesi deve ancora crescere, Belloni forse non male.
Alongi merita una riga in più. Grande prospetto ai tempi del Benetton, nel 2022 faceva parte dell’Italia dell’impresa di Cardiff; poi il passo indietro in Serie A Elite con il Petrarca Padova, e ora il ritorno ai piani alti con una partita in cui si è fatto rispettare. Brunello ha scelto di partire con Pisani e Castellano per poi toglierli dopo la mezz’ora e avere più solidità con lui.
Dall’altra parte, i tifosi del Lanfranchi hanno finito per guardare più i Bulls che le Zebre: si sono visti Willie le Roux, Curwin Bosch e un Jacobs sempre dritto per dritto.
Il crash test della mischia
L’unica notizia positiva è che la mischia ha in qualche modo superato il crash test Bulls. Nonostante la perdita di Matteo Nocera e la partenza di Neculai, e dopo essere corse ai ripari richiamando giocatori dalla Serie A Elite, le Zebre hanno dimostrato di potersi organizzare anche lì. Un vantaggio per i Bulls c’è stato, ma nemmeno così grosso.
Ed è forse questo il rimpianto più grande: le Zebre sono sembrate partire psicologicamente già battute, convinte che l’inferiorità in mischia avrebbe complicato tutto il resto. Invece la mischia ha tenuto, e tutto il resto non ha funzionato. La strada è lunga, e riparte subito: venerdì 2 ottobre si va a Cardiff.
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Danilo — DanPat Rugby
