Fragile davanti, scoperta in mediana, ricca di talento dietro. E soprattutto nell’età giusta. La rosa delle Zebre Parma 2026-27 si legge così, reparto per reparto, dopo un esordio contro i Bulls che ha già mostrato quanta fatica ci sarà da fare.
Prima linea: basta un infortunio
La prima linea è il reparto più fragile. Alle partenze si sono sommati gli infortuni, e Parma è dovuta andare a pescare in Serie A Elite. Juan Pitinari e Luca Franceschetto erano già fermi per problemi fisici nel precampionato. Contro i Bulls la mischia non ha risposto male, ma basta che si fermi qualcun altro e i problemi ricominciano. Tra i tallonatori, tutti italiani (Minervino, Ribaldi, Di Bartolomeo e Quattrini), Tommaso Di Bartolomeo è sicuramente un ottimo giocatore; dietro di lui c’è da lavorare.
Seconde e terze linee, quasi tutte italiane
In seconda linea ci sono Krumov, Canali, Mattioli, Carrera e Turrisi; in terza Ortombina, Stavile, Odiase, Ruggeri, Ruffolo, Ferrari, Licata, Botturi e Locatelli. Anche qui un pacchetto quasi tutto italiano, se consideriamo italianizzabile Bautista Stavile: di lui si è parlato per la Nazionale, ma nel ruolo la concorrenza è grande e i 30 anni si avvicinano. Vedremo se finirà nei taccuini di Gonzalo Quesada.
La scommessa più interessante è David Odiase. In Under 20 era un giocatore fuori categoria e ha già esordito in azzurro, ma deve ancora dimostrare di poter fare davvero la differenza nello URC. Intorno a lui giocatori come Ferrari, Licata e Locatelli, tutti nel pieno della carriera.
Perché la mediana è il reparto più scoperto?
Perché quasi tutto pesa sulle spalle di Alessandro Fusco, che quest’anno è anche capitano. La scorsa stagione il ballottaggio con Gonzalo García lasciava tranquilli; oggi le alternative sono Patricio Baronio, Lorenzo Citton e Thomas Dominguez. García è partito e, per me, non è stato degnamente sostituito.
Può essere l’anno della crescita di Dominguez, per carità. Ma oggi quel reparto mi sembra scoperto.
Aperture: Da Re, Montemauri e Allan, la stagione del Mondiale
All’apertura, invece, c’è classe ed esperienza: Giacomo Da Re, Giovanni Montemauri e Tommaso Allan. Ed è qui che la stagione delle Zebre si incrocia con quella della Nazionale. La caccia al vice di Paolo Garbisi è il tema di cui parliamo da sempre, e tutti e tre possono provare a puntare al Mondiale 2027.
Non è scontato per nessuno, nemmeno per Da Re: basta qualche convocazione in più su altri profili e quel posto si restringe. Allan, secondo me, gioca fondamentalmente per questo, per essere convocato, oltre che per aiutare la squadra. Da Re e Montemauri avranno un anno da protagonisti: devono consolidarsi partita dopo partita, e se il Mondiale non arriverà, il loro tempo potrà essere il prossimo ciclo.
Mondiale che secondo me non è scontato per nessuno di questi tre.
Il triangolo allargato: qualità, ma fragile
Dietro, sulla carta, la qualità c’è: Trulla, Pani, Gesi e Belloni. Il problema è la tenuta fisica, con gli infortuni che hanno già cominciato a pesare: nell’amichevole di Dublino contro il Leinster Trulla è uscito dopo appena dieci minuti. E Simone Gesi mi sembra un po’ lontano da quello di tre anni fa, quando dava l’impressione di potersi prendere la Nazionale. Può risalire, ma la concorrenza è tanta, a partire dai compagni di reparto.
Le speranze: Brunello e l’età giusta
La mia fiducia nelle Zebre di quest’anno sta in due cose. La prima è Massimo Brunello: per me un ottimo allenatore, uno che sa lavorare con i giovani, anche se si ritrova una squadra depotenziata. La seconda è l’età: quasi tutto il gruppo sta tra i 22 e i 29 anni, nel pieno del prime atletico, con l’eccezione più evidente di un giocatore esperto come Allan.
Il rugby italiano ha bisogno di profondità, e oggi la profondità sono le Zebre, oltre ai giocatori all’estero e a quelli del Benetton. È come nel ciclismo su pista, quando devi aspettare l’ultimo: senza di lui non arrivi. Le Zebre sono l’ultimo anello del rugby professionistico italiano, e senza di loro il movimento rischia di non arrivare al traguardo. La prossima prova è venerdì sera a Cardiff.
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Danilo — DanPat Rugby
