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Zebre, cosa manca a Parma: una touche da rifare e una mischia che regge

Divagazioni di Rugby 42: l'analisi a freddo di DanPat Rugby su Italia femminile, Zebre e Benetton

Alla vigilia la paura era una sola: se la mischia delle Zebre fosse stata spazzata via dalla prima introduzione, contro i Bulls non ci sarebbe stata partita. Invece al Lanfranchi è andata al contrario. La mischia ha retto, e le Zebre hanno perso 13-47 per tutto il resto. Fattori invertiti, risultato identico.

Le carte di Brunello in prima linea

Per Cristian Lovisetto, Massimo Brunello si è giocato bene le poche carte che aveva. Ha schierato subito i due piloni che davano meno garanzie, Pisani e Castellano, e dalla mezz’ora ha inserito la prima linea più solida per l’ultima ora di gioco. I Bulls hanno fatto il ragionamento opposto: dentro subito i più forti, poi gli altri, che forti lo sono comunque.

Su tutti Filippo Alongi, tornato dal Valorugby Emilia e capace di tenere testa ai Bulls. Non ce lo aspettavamo. Ed è un segnale importante per una prima linea che ha perso Matteo Nocera, andato al Lione come jolly medico, e Neculai, e che ha dovuto pescare in Serie A Elite.

Perché la touche delle Zebre è crollata?

Quattro rimesse laterali non soltanto contese, ma proprio prese dai Bulls. Oltre ai lanci imprecisi, secondo Cristian è mancata la lettura: nel giorno della sua 150esima presenza con le Zebre, Leonard Krumov ha dato tutto, ma in touche se ne è fatte leggere troppe. O i sudafricani hanno avuto in mano il foglio delle chiamate, o quella fase non era stata preparata al meglio. Più probabilmente, le giocate non sono state interpretate bene in campo.

Il primo tempo delle occasioni perse

La partita si è decisa prima dell’intervallo. Dopo i due piazzati di Tommaso Allan, per due volte le Zebre hanno perso il possesso nei propri 22 alla ripartenza: la prima è andata bene, la seconda è costata una meta. Poi la touche a cinque metri dopo una punizione guadagnata, persa; un minuto dopo, l’intercetto di De Wet su Fusco e la meta Bulls.

Si poteva andare al riposo sotto di un break, invece si è andati sul 6-21. Un conto è soffrire sapendo di essere lì, un altro è dover rimontare quindici punti ai vicecampioni. Nella ripresa è finito l’ossigeno, e per noi il 47-13 finale gonfia un po’ quanto visto in campo.

Dov’è l’identità delle Zebre?

Quello che ci è mancato di più è l’identità: le Zebre che nei primi anni di Brunello cercavano la giocata in più e punivano in transizione. I Bulls qualche errore lo hanno concesso, a partire da un Willie le Roux irriconoscibile nei primi minuti, ma nessuno ne ha approfittato. Fusco e Allan hanno giocato una partita nella media; tra i singoli ci è piaciuto Belloni.

La prossima è venerdì 2 ottobre alle 20.45 a Cardiff. Non sono i Bulls, ma sono una squadra fastidiosa, che sbaglia poco e punisce tanto, e che nel primo turno ha vinto il derby gallese con gli Scarlets.

Una squadra che sbaglia poco e punisce tanto.

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