Un primo tempo da incassare in piedi, una ripresa da applausi e una rimonta che si è fermata a un piede dalla linea. A Fontanafredda il Sudafrica batte l’Italia 41-29 nella seconda giornata delle WXV Global Series: dopo il 55-21 al Giappone, per le Azzurre di Plinio Sciamanna arriva la prima sconfitta del nuovo ciclo.
E io, lo ammetto, nel secondo tempo ci avevo creduto.
Il primo tempo: la maul e i ganci del Sudafrica
L’avvio era stato promettente: palla portata al largo e meta di Alyssa D’Incà nei primi minuti. Poi il Sudafrica ha fatto quello che sa fare meglio, andare dritto per dritto. Soprattutto con la maul, che nel primo tempo è stata un’arma quasi impossibile da fermare.
L’Italia ha incassato una serie di colpi, destro e sinistro, come sul ring contro Mike Tyson, ed è sembrata a lungo stordita: tanti errori di handling, palloni passati sui piedi delle compagne, scelte sbagliate. A pochi secondi dall’intervallo è arrivata però la meta di Vittoria Vecchini, quella della speranza: si va al riposo sul 12-24, e le ragazze rientrano con un’altra testa.
La ripresa: il triangolo allargato fa sognare
Col Sudafrica bisogna giocare sempre sugli 80 minuti, perché alla distanza tende ad abbassare il ritmo. Così è stato: le sudafricane hanno cominciato a essere stanche, hanno avuto qualche problema all’apertura e l’Italia ha cominciato a credere di potercela fare.
Davanti tanta battaglia, ma mai un vero avanzamento. È al largo che le Azzurre hanno fatto male: Vittoria Ostuni Minuzzi è un pericolo ogni volta che tocca palla, e i suoi chip a scavalcare la difesa hanno messo sotto pressione il Sudafrica. D’Incà ha firmato la sua doppietta, la capitana ha segnato a sua volta, Aura Muzzo ha spinto sull’altra fascia. E Francesca Granzotto ha trovato la meta del possibile sorpasso, annullata perché il piede aveva toccato la linea laterale. Nel finale il Sudafrica ha ripreso il controllo e ha chiuso 41-29.
Cosa è mancato all’Italia per completare la rimonta?
È mancato soprattutto il primo tempo: troppi errori con il pallone in mano e troppa sofferenza contro la maul. Poi la rimessa laterale, da migliorare soprattutto nei momenti chiave, con qualche lancio di Vecchini che ha lasciato a desiderare. La mischia invece ha tenuto abbastanza bene, cedendo un po’ solo nel finale con i cambi.
Il meglio di queste due partite l’Italia lo ha fatto vedere nel triangolo allargato. Tutto il resto è da costruire, ma le basi ci sono: Sciamanna ha sistemato le fondamenta, a partire da una mischia che con il Giappone era andata bene e che contro il Sudafrica, tutt’altro che facile, non è andata così male.
Il mistero Rigoni
Una cosa mi è sembrata particolare: alla fine non è stata utilizzata tutta la panchina. In qualche caso si può capire la paura di cambiare gli equilibri, e io non sono l’allenatore. Però nel finale a Beatrice Rigoni un posto lo avrei trovato: magari al posto di Stevanin, per spostare D’Incà al centro, oppure proprio come centro, in coppia con Mannini o nella classica combinazione con Sillari.
Sarebbe cambiato qualcosa? Non lo so. Ma provare a dare un colpo di frusta con una delle migliori giocatrici che abbiano mai vestito la maglia azzurra ci poteva stare.
I voti: 4,5 al primo tempo, 7,5 al secondo
Il giudizio sul nuovo ciclo resta positivo: alla partita con il Giappone avevo dato un bel 7,5. Contro il Sudafrica il primo tempo vale un 4,5, il secondo un 7 pieno, anche 7,5. Alla fine non si è vinto, e il voto complessivo è 5,5.
Non lo scopriamo oggi, lo sappiamo che queste ragazze hanno carattere.
Peccato, perché ci abbiamo creduto. Ma il materiale per costruire verso il futuro c’è, e il prossimo banco di prova sono gli Stati Uniti: due test, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre in Texas e il 24 ottobre a Nashville.
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Danilo — DanPat Rugby
