Nel rugby c’è una regola non scritta che regge da sempre: se hai la mischia e il dominio fisico, quella partita non la perdi. A Ellis Park il Sudafrica aveva entrambe le cose. Ha perso di diciassette punti, cinque mete a una.
È l’eccezione che conferma la regola. Ed è anche il modo migliore per capire come si è deciso davvero il primo test della serie.
I numeri dicevano Springboks
Guardando i dati di fine partita, il pronostico sembrava già scritto. 298 metri post-contatto per il Sudafrica contro 197 della Nuova Zelanda: più di cento metri di differenza, con un numero di carry quasi identico — 96 contro 86. Tradotto: gli Springboks avanzavano di più a ogni portata di palla.
E non finisce lì. Il Sudafrica ha chiuso con il 60% del territorio, sette linee di vantaggio contro sei, undici placaggi dominanti contro sei. In mischia il dominio è stato quasi totale fino al 54’. Persino la disciplina sorrideva ai padroni di casa: quattordici penalità concesse dalla Nuova Zelanda contro dieci.
Con questa fotografia in mano, chiunque avrebbe firmato per il Sudafrica.
E allora dove si è persa la partita?
Nel punto d’incontro. Ventitré palloni persi dal Sudafrica contro quattordici della Nuova Zelanda, e quattordici turnover conquistati dagli All Blacks contro cinque. Non è uno scarto: è un dominio a senso unico proprio nella zona in cui, sulla carta, gli Springboks avrebbero avuto più armi.
A quello si aggiunge la difesa. Gli All Blacks hanno chiuso con l’86% di placaggi riusciti contro il 78% del Sudafrica: 129 placaggi completati contro 89, con 21 errori contro 25. Quando smetti di placare e regali quattordici turnover, non c’è mischia che tenga.
Il dato che riassume tutto però è un altro, e riguarda i metri che contano. Il Sudafrica è entrato nei 22 avversari nove volte e ne ha ricavato una sola meta. A fine partita Dave Rennie ha fatto il conto: 0,9 punti a ingresso, contro una media stagionale sudafricana di cinque e mezzo.
I nomi dentro i numeri
Sul fronte sudafricano gli uomini d’impatto ci sono stati: Jasper Wiese ha chiuso con diciotto carry, il massimo del match, Pieter-Steph du Toit con dieci, e ogni volta che hanno preso palla hanno fatto male alla difesa neozelandese.
Dall’altra parte, però, ci sono le due voci che spiegano il risultato. Jordie Barrett ha messo insieme quindici placaggi e cinque turnover conquistati — da solo, quanto tutto il Sudafrica. Codie Taylor ne ha aggiunti undici in difesa.
E poi c’è il rovescio della medaglia: Sacha Feinberg-Mngomezulu ha perso cinque palloni, primato del match a pari merito con Will Jordan. Troppi. Se l’obiettivo è essere il numero 10 titolare degli Springboks verso il Mondiale — e tutti immaginano che lo sarà — vale la pena ricordare che in Sudafrica la fila per quella maglia è lunga.
Di solito si dice, ragazzi, che nel rugby se tu hai mischia e dominio fisico quella partita non la perdi mai.
Ellis Park ha detto il contrario. Ed è per questo che vale la pena tenerne conto.
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