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Museo Fango e Sudore: le maglie che raccontano l’Italia del rugby

Maglie storiche del rugby del Museo Fango e Sudore esposte alla Scampata di Malamocco

Tra la brace accesa e gli scampi in cottura, alla Scampata di Malamocco c’era un angolo dove il tempo andava al contrario. File di maglie appese, ognuna con un numero, una data e una storia. Le ha portate Corrado Mattoccia, fondatore del Museo del Rugby “Fango e Sudore” di Artena, che le ha raccontate una per una davanti alle telecamere di DanPat Rugby.

Il risultato è un viaggio nella storia azzurra fatto non di statistiche, ma di stoffa, sudore e aneddoti. E la cosa più sorprendente è come tutto sia nato quasi per caso.

Che cos’è il Museo Fango e Sudore?

È un museo dedicato alla storia del rugby con sede ad Artena, borgo medievale alle porte di Roma, nato dalla collezione privata di Corrado Mattoccia e diventato fondazione nel 2012. Custodisce migliaia di oggetti e oltre 1.600 maglie, tra cui pezzi unici del rugby italiano e mondiale.

Artena, racconta Mattoccia, è un borgo dove dalla porta del museo in poi si gira solo a piedi, o a dorso di mulo. Ma il museo non è nato lì: è nato in un garage. Quando andava a trovare i fratelli Bergamasco in Francia, mentre loro erano agli allenamenti comprava allo stadio le maglie della stagione precedente a 10 euro; la sera se le faceva firmare. Quelle maglie finivano nel garage del padre, dove ci si ritrovava con gli amici. A un certo punto il ritrovo ha cambiato nome: non più “andiamo al garage”, ma “andiamo al museo”.

Non a caso Mauro Bergamasco è tra i soci fondatori, mentre Mirco Bergamasco è quello che ha regalato al museo la prima maglia ufficiale della Nazionale.

Da Grenoble a Scozia 2000: le maglie della svolta

Il percorso parte dai pezzi pesanti. C’è la maglia della vittoria sulla Francia a Grenoble nel 1997 (40-32), la partita che regala all’Italia la Coppa FIRA e le spalanca le porte del grande rugby europeo. E c’è quella di Carlo Checchinato della prima partita ufficiale nel Sei Nazioni, il 5 febbraio 2000 a Roma: Italia-Scozia 34-20, contro una squadra che arrivava da campione del Cinque Nazioni. Prima partita, prima vittoria.

Accanto ci sono le maglie di Fabio Ongaro, uno degli animatori della Scampata, e quella di Andrea Zambonin, che Mattoccia ricorda ragazzino al campus di Mauro Bergamasco: era il più alto e lo aiutava ad appendere le maglie. Oggi lo ritrova padrone della touche azzurra.

La maglia di Zanni e la partita mai giocata

Tra i pezzi più curiosi c’è una maglia che sul campo non è mai scesa. È quella consegnata ad Alessandro Zanni per Italia-Nuova Zelanda ai Mondiali 2019 in Giappone: il giorno dopo la partita fu cancellata per il tifone Hagibis e registrata come un pareggio 0-0. Tecnicamente, l’unico “pareggio” dell’Italia con gli All Blacks.

Zanni quella maglia l’ha scambiata con Mattoccia, in cambio di un sogno che inseguiva da tempo: una maglia di Jonny Wilkinson.

Le Zebre, gli All Blacks e la prima volta della Nazionale

La parte più antica della collezione riporta agli albori. C’è una maglia della prima partita ufficiale dell’Italia, giocata nel 1929 a Barcellona contro la Spagna. E c’è la storia delle Zebre originali, la selezione a inviti nata nel 1973 quando gli australiani del Randwick erano in tour in Italia: per affrontarli fu messa in piedi una squadra con le maglie bianconere sul modello dei Barbarians, guidata da Marco Bollesan.

Poi c’è il capitolo All Blacks. Nel 1977 i neozelandesi giocano per la prima volta in Italia, a Padova, contro un XV del Presidente, vincendo 17-9. Nella collezione c’è anche la maglia di Arturo Bergamasco, papà di Mauro e Mirco.

Bettarello e l’asta che nessuno aveva capito

Tra gli aneddoti, uno strappa più di una risata. Dopo una partita contro l’Australia, al terzo tempo, Stefano Bettarello vede la sala muovere le mani in aria e pensa che tutti stiano ballando: si unisce. Finita la musica, un signore si avvicina per fargli i complimenti. Aveva appena vinto all’asta la maglia di Nick Farr-Jones. E siccome i soldi erano finiti nella cena, gli azzurri dovettero fare una colletta.

Per DanPat la storia ha un sapore speciale: Bettarello giocava nel Benetton nella prima partita di rugby che vide dal vivo, quella che lo fece innamorare di questo sport.

Quanto vale una maglia storica?

La domanda arriva, inevitabile, davanti alla maglia del 1929. La risposta di Mattoccia è secca:

Noi non vendiamo niente, neanche se offri cifre stratosferiche.

Il valore di quelle maglie, per lui, è solo storico. Ed è anche per questo che i pezzi più preziosi restano ad Artena: l’invito, alla fine del giro, è uno solo. Andare al museo.

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