Nel 2008 erano in 19, con circa 25 chili di scampi. All’edizione numero 18 gli invitati erano 160 e gli scampi 210 chili: circa 5.400, contando le teste. È la Scampata del Gruppo Bevanda Malamocco, il terzo tempo che ogni estate, al Lido di Venezia, mette allo stesso tavolo appassionati, dirigenti e leggende del rugby.
Danilo, che per anni l’aveva guardata con invidia dall’estero e che dall’anno scorso è tra gli invitati, l’ha raccontata insieme a Cristiano Caponi, l’anima storica dell’evento, che è convinto di essere l’unico ad averle vissute tutte.
Da 19 amici a 160 invitati
La Scampata è nata quasi per caso, da un’idea di un socio del gruppo, Giuseppe Morich Tonci, che oggi non c’è più. Il Gruppo Bevanda, invece, era nato qualche anno prima, nel 2002, con una trasferta a Dublino fatta in tre e con i racconti del giorno dopo su cosa voglia dire entrare nel mondo del rugby. Un gruppo che ancora oggi si divide tra appassionati di calcio e di palla ovale.
Cosa lo lega al rugby, secondo Caponi, è presto detto: il terzo tempo. L’amicizia tra tifosi dopo la partita, un clima diverso da quello che si respira fuori dagli stadi del calcio, qualche birra insieme.
Lo Scampo d’Oro
A Morich Tonci è dedicato lo Scampo d’Oro, il premio che da otto anni il gruppo assegna a una personalità del Comune di Venezia che si è distinta nello sport, nella cultura, nell’arte o nel lavoro. Quest’anno la scelta, all’unanimità, è caduta su Pippo Garbisa, il bagnino più longevo d’Europa, simbolo del Lido.
Come la Scampata è entrata nel mondo del rugby
La svolta arriva tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. A dicembre, tramite un amico di Murano, Caponi conosce Fabio Ongaro, che doveva arrivare al Lido con il Benetton per una caccia al tesoro. Pochi mesi dopo, su un treno per Roma, incontra Vittorio Munari. Li mette insieme: «unione esplosiva». Da lì la Scampata cresce in modo esponenziale, e negli anni si è aggiunto anche Antonio Raimondi, a ricomporre la coppia di telecronisti più amata dai veneti.
Grazie alle conoscenze di Ongaro, al Lido hanno cominciato ad arrivare ex giocatori di livello internazionale. Poi è stato Carlo Checchinato ad aprire le porte della Federazione: «non chiediamo mai niente gratis», precisa Caponi, ma da allora c’è un canale preferenziale. All’edizione di quest’anno erano attesi il presidente federale Andrea Duodo, il vicepresidente vicario Paolo Vaccari, John Kirwan, Alessandro Troncon, Gonzalo Canale e, per la prima volta, Martin Castrogiovanni. E, sempre per la prima volta, il sindaco di Venezia.
Che cosa rende speciale questo terzo tempo?
Il fatto che di rugby, paradossalmente, si parli poco. Quando i soci chiedono ai giocatori perché ci tengano tanto, la risposta è sempre la stessa: nessuno chiede loro quante ripetute fanno o quanti chili sollevano. Si sta bene, si parla d’altro, e campioni e appassionati si ritrovano alla pari.
Si parla di tutto tranne che di rugby.
Scampi all’alba: la logistica
Dietro la festa c’è una macchina organizzativa che parte giorni prima. Gli scampi non sono un prodotto semplice da trovare d’estate, in una città come Venezia piena di turisti e di grandi alberghi: il fornitore, Roberto Novello di Lidomare, blocca la partita in anticipo, divisa per pezzature, dai piccoli ai grandi da griglia, i più contesi. Arrivano surgelati la mattina stessa, alle cinque, e non vengono mai serviti freschi, per ragioni di sicurezza alimentare.
Poi tocca ai cuochi, davanti alla griglia e alle padelle dove gli scampi vengono saltati e flambati al brandy, a temperature vicine ai 70 gradi. L’augurio di Caponi è che in cucina fili tutto liscio. Come a teatro: se l’attore salta una battuta, il pubblico non se ne accorge. E alla fine, tutti sanno con chi hanno condiviso la tavola.
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