Non tutte le maglie di un museo arrivano con una stretta di mano. Quella di Salvatore “Totò” Perugini, per esempio, è arrivata dopo una lite, un’amicizia ritrovata e uno degli scherzi più riusciti della storia azzurra. A raccontarlo, alla Scampata di Malamocco, è Corrado Mattoccia, fondatore del Museo Fango e Sudore.
La maglia negata
Tutto parte da un raduno della Nazionale. Mattoccia chiede una maglia al pilone azzurro e si sente rispondere con una frase che gli resta addosso:
Ma chi sei per avere una maglia mia?
Da lì nasce una piccola guerra fredda. Perugini era socio di Fabio Ongaro in un ristorante a Parma, e quando Mattoccia andava a cena da Ongaro, il socio spariva in cucina pur di non incrociarlo. Un tentativo di chiarimento a cena, organizzato da un amico in comune, salta. Mattoccia risponde per messaggio, con parole decisamente poco diplomatiche.
Lo scherzo di Ongaro e Bergamasco
Poi arriva il Mondiale 2007 in Francia, e con lui la vendetta degli amici. Ongaro e Mauro Bergamasco prendono il telefono di Perugini e cambiano i contatti: il numero di Ongaro finisce salvato con il nome di Mattoccia. Per tutto il torneo, da quel “Mattoccia” arrivano a Perugini messaggi di insulti e richieste insistenti della maglia.
Il bello è che Mattoccia non sapeva nulla. A Marsiglia aspettava il pullman degli azzurri per salutarli, e Perugini scendeva convinto di trovarsi davanti il suo persecutore, telefono alla mano, pronto a mostrargli gli ultimi messaggi ricevuti.
Come è finita la lite tra Perugini e Mattoccia?
Con la pace. Alla fine gli autori dello scherzo hanno dovuto confessare, e la tensione si è sciolta poco a poco. La riconciliazione definitiva è arrivata a un compleanno di Mauro Bergamasco, con tutti gli azzurri attorno al tavolo. Oggi Perugini e Mattoccia sono amici, e al museo il pilone ha lasciato le dieci maglie più importanti della sua carriera.
Una storia che dice molto del rugby: si litiga, ci si prende in giro, e alla fine ci si ritrova dalla stessa parte.
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