Panche di legno, scampi alla griglia dalle cinque del mattino e una fila di leggende sedute a pochi metri: Martin Castrogiovanni, Gonzalo Canale, Alessandro Troncon, Paolo Vaccari, Fabio Ongaro, Carlo Checchinato e, tra gli ospiti internazionali, gli ex All Blacks John Kirwan e Filo Tiatia. Il terzo tempo del gruppo Bevanda Malamocco, al Lido di Venezia, è il posto dove il presidente della FIR Andrea Duodo ha scelto di parlare della parte meno luccicante del rugby italiano: la base.
Per Duodo questo raduno, con una quarantina di persone che seguono l’Italia in trasferta tutto l’inverno, è “lo spirito del rugby” in forma pura: fratellanza tra chi ha giocato e chi no. Ed è da lì, dai club e dai volontari, che il presidente fa partire il ragionamento sul movimento.
Anni difficili, club in prima linea
Il punto di partenza è onesto: il rugby italiano viene da “anni post Covid molto, molto difficili”, con tutte le vicissitudini che hanno colpito lo sport e non solo. Superare quel periodo, ammette Duodo, è “veramente molto dura” per le società, e il primo pensiero va a chi lo ha fatto sul campo.
“Io sono molto fiducioso che la crescita passerà nel lungo termine attraverso il lavoro e il volontariato che fanno questi nostri club.”
La Federazione, aggiunge, resta vicina ai club e cercherà di dare il suo contributo. Ma il messaggio è chiaro: il motore della ripartenza sono le società, non Roma.
Metà mandato: “riassestare le fondamenta”
Duodo è presidente dal settembre 2024, eletto a Bologna con il 55,9% dei voti al posto di Marzio Innocenti. A metà del mandato di quattro anni descrive un biennio di governance “molto impegnativo”, speso a “riassestare le fondamenta” del rugby italiano, e la volontà di continuare a investire nel movimento per ottenere “grossi risultati”.
A che punto è il riassestamento delle fondamenta della FIR?
“Siamo a buon punto”, risponde il presidente: la Federazione ha già messo “una base di cemento molto importante”. Il merito, però, lo attribuisce ai club e non alla governance federale: i giocatori stanno crescendo e vengono fuori dai campionati, seppur difficili, e Duodo vede entusiasmo e voglia di occupare posizioni importanti sul territorio. I risultati, chiude, “li vedremo alla fine”.
“Abbiamo già messo una base di cemento molto importante, però ripeto: è tutto grazie ai nostri club, non è merito della FIR, della governance.”
È una frase che pesa, detta da chi la FIR la guida. E che sposta l’attenzione da novembre e dal Mondiale a ciò che succede nei campi di provincia il sabato pomeriggio: se il rugby italiano tornerà a crescere, per Duodo, sarà da lì.
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L’intervista integrale ad Andrea Duodo è sul canale YouTube di DanPat Rugby. Iscriviti e raccontaci nei commenti come sta il rugby di base dalle tue parti.
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