Martin Castrogiovanni ha smesso di giocare quasi dieci anni fa, ma quando si parla di maglia azzurra la voce gli si scalda ancora. L’ex pilone, ospite di DanPat Rugby a margine di un terzo tempo di beneficenza organizzato dal gruppo Bevanda Malamocco, ha raccontato cosa resta della Nazionale una volta appesi gli scarpini al chiodo.
Centodiciannove presenze in azzurro tra il 2002 e il 2016, la maglia di Calvisano prima del trasferimento a Leicester Tigers, poi Toulon e Racing 92: la carriera di Castrogiovanni resta tra le più decorate del rugby italiano. Oggi, dice, la vita è diversa e va reinventata giorno per giorno.
“Devi trovare la tua strada, e non è facile”
Interpellato sulla vita dopo il ritiro, Castrogiovanni non nasconde le difficoltà: “Credo che la vita dopo il rugby cominci a essere una vita diversa da quella a cui sei abituato. Devi comunque cercare di trovare la tua strada e non è facile. Sto cercando di fare un sacco di cose, ancora non ho capito cosa farò da grande, ci sto provando, però credo che divertirmi, mantenermi occupato facendo diverse cose sia quello che conta, almeno per me.”
Tra i progetti più recenti c’è anche un vlog di viaggio a Roma girato con l’ex tallonatore argentino Agustín Creevy, con cui Castrogiovanni ha ripercorso pubblicamente la propria storia nel rugby.
Il concetto di “guardiano” della maglia
Il cuore dell’intervista resta però il legame con la Nazionale attuale. Castrogiovanni segue spesso l’Italia dallo stadio e ammette di sentirsi ancora parte del gruppo, anche a distanza di anni dal ritiro.
“Una volta che tu vesti quella maglia, tu sei come un guardiano: tu sei il guardiano di quella maglia lì, ce l’hai avuto per dieci anni, l’hai custodita. E dopo sei parte di quello che c’è stato prima di noi, quello che c’è adesso e quello che ci sarà dopo. Siamo tutti parte di questa maglia e lo saremo sempre.”
Un’immagine che lega la generazione di Castrogiovanni — quella di Sergio Parisse e di Gonzalo Canale, altro centro di origini argentine con 86 presenze azzurre tra il 2003 e il 2013 — a quella attuale, guidata in panchina da un altro tecnico argentino, il ct Gonzalo Quesada.
Cosa significa “essere guardiano” della maglia azzurra?
Per Castrogiovanni, vestire l’azzurro è un onore che diventa responsabilità: chi la indossa la custodisce per un periodo limitato e poi la consegna a chi viene dopo. Il legame con la maglia, spiega l’ex pilone, resta per sempre, anche lontano dal campo.
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L’intervista integrale a Martin Castrogiovanni è disponibile sul canale YouTube di DanPat Rugby: un’occasione per ripercorrere, nelle sue parole, cosa significhi davvero vestire l’azzurro. Iscriviti al canale per non perdere le prossime interviste.
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