Chi ha giocato in prima linea per l’Italia non usa mezzi termini quando parla di mischia. Nell’intervista rilasciata a DanPat Rugby, Martin Castrogiovanni — 119 presenze azzurre tra il 2002 e il 2016 — ha spiegato perché la crescita tecnica del pacchetto di mischia italiano lo abbia colpito, nonostante numeri di praticanti molto più piccoli rispetto alle grandi nazionali.
Meno tesserati, più tecnica
Per Castrogiovanni il punto di partenza è la base numerica: “Noi dobbiamo pensare che siamo tipo le persone meno forti di queste nazioni. Se tu vedi un campionato come il francese, che ha sedici squadre dove ci sono cinquecentomila persone che giocano rugby, noi ce ne abbiamo quarantaquattromila. Però con i nostri numeri riusciamo a fare cose che tante altre nazioni fanno con più soldi. Dobbiamo essere molto orgogliosi di quello che abbiamo fatto fino adesso.”
Il raffronto è quello percepito da Castrogiovanni e va preso come tale: i dati ufficiali più recenti danno alla Francia 364.664 licenziati nella stagione 2025 (FFR) e all’Italia 65.114 tesserati nella stagione 2025/26 (FIR), numeri diversi da quelli citati a braccio nell’intervista ma che confermano comunque un divario ampio tra i due movimenti.
Perché la mischia azzurra “fa ancora paura”?
Secondo Castrogiovanni, il pacchetto di mischia dell’Italia ha smesso di doversi confrontare sul piano fisico con le prime linee più pesanti del mondo e ha costruito la propria identità sulla tecnica, restando competitivo anche contro avversari più grandi e pesanti come Sudafrica e Irlanda.
“Noi tecnicamente in mischia siamo sempre stati di più degli altri e questa cosa con il tempo si vede. Tu non hai i piloni del Sudafrica che pesano centotrenta chili, hai una persona come Fischetti, come Ferrari, che sono più piccoli ma tecnicamente sono molto più validi degli altri, perché la forza bruta la possiamo avere tutti, ma la tecnica è una cosa che ci ha sempre caratterizzato.”
Un riferimento diretto agli attuali titolari della prima linea azzurra, Danilo Fischetti (Northampton Saints, 58 presenze) e Simone Ferrari (Benetton, 69 presenze), protagonisti della fase di mischia dell’Italia nell’ultimo Sei Nazioni.
L’eredità di un’altra generazione argentino-italiana
Castrogiovanni non è stato l’unico oriundo argentino a lasciare un segno nel rugby azzurro: con lui, negli stessi anni, hanno giocato Sergio Parisse e Gonzalo Canale. Un filo che secondo l’ex pilone si è in parte riannodato con l’arrivo in panchina del ct Gonzalo Quesada, argentino come loro.
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Il video integrale dell’intervista è disponibile sul canale YouTube di DanPat Rugby.
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