La maglia azzurra Marcos Gallorini l’ha già indossata, ma da ragazzo, con l’Under 20. Quella dei grandi, invece, è ancora un traguardo davanti a lui. E quando gli si chiede se sia un sogno, la risposta è secca.
Non lo nego, anzi confermo.
Per lui è quasi un sillogismo: se arrivi a certi livelli e non punti alla Nazionale, difficile capire quale altro obiettivo possa spingerti a stare là davanti, in prima linea, dove — dice — bisogna anche essere un po’ masochisti.
Una coda lunga davanti
Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è la concorrenza. Nel ruolo di pilone destro l’Italia ha una fila di nomi, tra chi è nel giro e chi alla bisogna può essere richiamato. Gallorini lo sa e non si nasconde: la strada è lunga, e per percorrerla non basta più il talento che lo faceva spiccare in Under 20. Servono minuti, esperienza in mischia chiusa e continuità, gli stessi mattoni che ha iniziato a posare nella sua prima stagione al Benetton.
L’amico Gasperini e il posto sfumato
Nella stessa cavalcata c’è chi è arrivato a un passo. Nicholas Gasperini, tallonatore, amico di Marcos da quando avevano dieci anni al Vasari, è stato convocato al raduno di Parma ma è poi rimasto fuori dai 33 per il Nations Championship: con Lucchesi e Nicotera come riferimenti, la scelta per il terzo tallonatore è caduta su Pablo Dimcheff. Per Gallorini è un peccato, ma anche un segnale: l’amico, dopo una stagione da protagonista con tanti minuti, ha ormai bussato alla porta.
Quanto è cresciuta la mischia azzurra?
Il contesto, del resto, è quello di un’Italia che in mischia ha fatto passi da gigante: un reparto diventato dominante e temuto, non più vittima designata contro chiunque. Gallorini lo riassume con un aneddoto raccolto in Nazionale: un compagno di reparto gli avrebbe confidato la “goduria” di spingere indietro nientemeno che il Sudafrica. È l’ambiente in cui il ragazzo di Arezzo vuole entrare da protagonista.
La pressione delle aspettative, quella che da prospetto lo accompagna da tempo, non lo spaventa: la vive come benzina, non come zavorra. “Vuol dire che sto facendo qualcosa di buono”, è la sua lettura. Il prossimo passo, adesso, è trasformare quel sogno in una convocazione.
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