Ci sono stagioni che si misurano in trofei e altre in centimetri conquistati. Per Marcos Gallorini la prima da professionista vero è stata la seconda cosa: due mesi e mezzo senza scendere in campo, poi una crescita che lo ha portato fino ai momenti più belli dell’anno del Benetton.
Il periodo in tribuna
Abituato in Under 20 a giocare quasi sempre, Gallorini si è ritrovato per la prima volta a sentirsi dire che quella settimana non avrebbe giocato. Né la successiva. Un digiuno lungo, insolito, che avrebbe potuto spegnerlo. Lo ha usato al contrario: come tempo per lavorare su di sé, dentro e fuori dal campo.
Giocavo ogni partita come se fosse l’ultima.
Con questa mentalità ha affrontato ogni occasione. Non tutte sono andate bene: ricorda una gara complicatissima da subentrato, tra cartellini gialli e uomini in meno, in cui avrebbe voluto sprofondare. Ma anche le serate storte, dice, servono a crescere.
La svolta: Scarlets, prima da titolare
Il punto di svolta ha una data: 30 gennaio 2026, Benetton-Scarlets, la sua prima partita da titolare in maglia trevigiana, chiusa sul 20-20. Non la sua prestazione più brillante, ammette, ma un momento spartiacque: da lì è arrivata fiducia, consapevolezza e un minutaggio in continua crescita, fino a chiudere l’anno oltre i 350 minuti in prima squadra.
Prima ancora, la soddisfazione della mischia dominante contro Cardiff, con la sensazione — finalmente — di poter fare a questo livello ciò che gli riesce meglio. E la notte dell’eliminazione europea, vissuta da titolare con accanto compagni esperti fermati dagli infortuni: dolorosa nel risultato, ma un altro mattone di esperienza.
Il finale da ricordare: il Leinster steso a Monigo
La stagione trevigiana si è chiusa con un colpo che a Treviso ricorderanno a lungo: il 26 aprile il Benetton ha battuto 29-26 i campioni in carica del Leinster a Monigo, con la doppietta di Nicholas Gasperini e i punti decisivi di Jacob Umaga nel finale. Gallorini è stato parte di quell’ultima, lunghissima pressione che ha spianato la strada al sorpasso: la “goduria” di una prima linea che si prende la scena quando conta di più.
Una prima annata così — fatta di tribuna, rinascita e un successo di prestigio — vale più di quanto dica il tabellino. È la stagione in cui un ragazzo ha imparato a essere un professionista.
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