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Benetton-Dragons 19-19: tre mete, poi il buio. Pivac, lavori in corso

Benetton-Dragons 19-19 a Monigo: l'analisi di DanPat Rugby sull'esordio URC di Pivac

Tre mete nel primo tempo, 19-7 all’intervallo, mischia dominante e Monigo che pregusta il bonus. Poi il buio: zero punti nella ripresa, la rimonta dei Dragons e un 19-19 che al fischio finale ha il sapore di una sconfitta. L’era di Wayne Pivac in URC comincia così, con due punti in classifica e parecchio su cui lavorare.

E noi, sinceramente, questo film l’avevamo già visto.

Un déjà-vu chiamato Scarlets

Prima giornata, avversaria gallese, Treviso favorita, partita che sembra in mano: era il 21 settembre 2024 e con gli Scarlets finì 20-20. Stavolta il copione è quasi identico, con un dettaglio in più: nel finale a calciare il pallone fuori, rinunciando all’ultima azione, è stato un gallese, Rio Dyer. La famosa “mossa Marin”, ma a parti invertite.

Le premesse però erano diverse. Due anni fa il Benetton arrivava dai playoff e la gente fuori dallo stadio parlava di una stagione di ulteriore salto di qualità. Quest’anno si partiva con un profilo più basso: una stagione precedente chiusa in anticipo sul fronte playoff, uno staff tecnico nuovo che ha bisogno di tempo, e un anno pre-Mondiale in cui tanti nazionali rientrano con il contagocce. Venerdì si sono visti Negri e Ruzza, non Lamaro e Cannone.

La partita: 19-7 all’intervallo, poi la rimonta

Il primo tempo è di marca biancoverde. Segna François Mey al 12′, allunga Bautista Bernasconi al 25′ e, dopo la meta di Tinus de Beer, Ignacio Mendy chiude la frazione sul 19-7. A quel punto basta una meta nella ripresa per portare a casa il punteggio pieno.

Invece i Dragons rientrano subito con Fine Inisi, si vedono annullare dal TMO una meta di Che Hope per un in-avanti nell’azione e al 79′ trovano il pareggio con Elliot Dee. La trasformazione di de Beer dalla linea laterale colpisce il palo: finisce 19-19.

Cosa ha funzionato e cosa no?

Hanno funzionato la mischia, la touche e il maul, a conferma di quanto visto nelle amichevoli. Non hanno funzionato un attacco ancora molto basico, che senza offload e senza gioco al piede deve vincere l’impatto fisico (e venerdì l’ha vinto poco), e una difesa troppo piatta e attendista, che ha concesso ai Dragons troppi metri.

Poi c’è la leadership. Con l’uscita di Ferrari e di Zuliani, fermato da una botta alla schiena, e senza un riferimento come Rhyno Smith dietro, del nucleo storico in campo è rimasto quasi solo Ruzza. La barca è rimasta senza timoniere, e nel secondo tempo ha imbarcato acqua.

Se questa fosse stata un’amichevole, me ne sarei andato adesso tranquillino tranquillino a bermi una birra.

Ma non era un’amichevole: in palio c’erano punti, e a fine anno anche questi tre persi peseranno.

I singoli: Ruzza da 7, Medrano una scoperta

  • Prima linea: bene tutta la mischia, prima e seconda unit. Ferrari non ha bisogno di presentazioni, Matias Medrano è una bella scoperta a questo livello.
  • Seconda linea: Ruzza il migliore dei suoi, bene anche Mattia Midena.
  • Terza linea: Zuliani non è ancora in forma; il più incisivo è stato forse Antony Miranda quando è entrato. Giulio Marini tanta quantità.
  • Mediana: partita scolastica per Uren, mentre Umaga ha migliorato la precisione dalla piazzola e ha mostrato voglia di attaccare la linea.
  • Centri: la coppia Odogwu-Mey non ci è sembrata legata. Odogwu ci ha provato fisicamente, Mey ha segnato con un bel movimento e poi è un po’ sparito.
  • Triangolo allargato: Ratave ancora appesantito, Mendy in meta ma senza il suo guizzo, Gallagher scolastico.

I Dragons e la lezione dell’esperienza

Onore ai Dragons di Filo Tiatia, che hanno retto alla bufera e hanno trovato nei loro uomini più esperti la chiave della rimonta: Tinus de Beer su tutti, spina nel fianco soprattutto nel primo tempo, poi Rhodri Williams e Rio Dyer. È esattamente ciò che è mancato a Treviso: i suoi giocatori d’esperienza ci sono, ma sono i titolari della Nazionale, e per ora restano a riposo. È la solita coperta corta.

E adesso Connacht

Pivac lo ha detto chiaramente: il suo è un percorso di tre anni, e venerdì ha fatto i compiti partendo dalle fondamenta, cioè mischia e rimessa. Qualche idea in più in attacco, alla prima di campionato, ci poteva stare. Il bicchiere mezzo pieno sono i minuti accumulati da Midena, Miranda, Mey e dall’esordiente Gritti.

Venerdì 2 ottobre a Monigo arriva Connacht, squadra più strutturata e più rognosa. Il margine tra l’entusiasmo e un ambiente che si siede è sottile: per questo, ora più che mai, serve una risposta subito.

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