Potremmo chiudere il discorso con un «tutto giusto». Il Benetton ha sbagliato tanto, ha placcato poco, non ha mai trovato davvero la linea del vantaggio, e il Connacht ha vinto 22-19 a Monigo commettendo meno errori. Tutto giusto, appunto. Però: se dopo l’ennesima mischia vinta sui cinque metri fosse arrivato un cartellino giallo, per noi questa partita sarebbe finita in un altro modo.
Il giallo che non è arrivato
Il momento è quello della lunga serie di mischie a ridosso della linea irlandese, con Treviso avanti 19-17 e la partita da chiudere. Introduzione dopo introduzione il pacchetto biancoverde spingeva, il Connacht cedeva e l’arbitro Hollie Davidson faceva ripetere. Per una decina di minuti.
Il punto non è risolvere la mischia d’ufficio: le mischie sono fatte per spingere, e a noi piacciono. Il punto è la coerenza. La regola prevede l’ammonizione per infrazione ripetuta, e di solito prima c’è il richiamo al capitano, il classico «questo è l’ultimo». Se invece pensi che sia l’attacco a non giocare il pallone, fischi contro. Far ripetere sette, otto volte, alla Ponzio Pilato, non è una soluzione. Anche per la sicurezza: Tiziano Pasquali, alla sua prima partita, è uscito sorretto dai sanitari, e tutte quelle mischie in fila probabilmente non l’hanno aiutato.
Un giallo il Connacht l’aveva già preso prima dell’intervallo, con Finlay Bealham, per un contatto alla testa su Matias Medrano. Su quella serie di mischie, invece, niente.
Nessuno mi toglie dalla testa che se lì gli danno un giallo la vinci.
Certo, Treviso su quei palloni avrebbe anche potuto segnare: Leonardo Marin è arrivato a un passo dalla meta ed è stato tenuto alto. È lo sliding door della partita. Poi, nel finale, il Connacht ha colpito in contrattacco con la seconda meta di Ciarán Frawley: un errore più figlio della stanchezza che della mancanza di voglia, che non è mai in discussione.
Perché il Benetton placca così male?
Perché non avanza. Senza portatori di palla capaci di prendere la linea del vantaggio, Treviso sbatte contro il muro, concede il pallone e passa tanto tempo in difesa. Il Benetton ha chiuso con l’84% di placcaggi riusciti secondo RugbyPass, circa dieci punti sotto il Connacht, che ha difeso tantissimo e quasi senza sbavature.
Gli errori individuali hanno fatto il resto: un calcio di Jacob Umaga che poteva valere una touche in attacco, qualche pallone alto perso. Ed è significativo che due delle tre mete siano arrivate dalla maul, con la doppietta di Bautista Bernasconi. L’unica nata dal gioco organizzato è una giocata preparata, con Paolo Garbisi e l’esplosività di Marin in fondo. Ma per farla devi essere sul piede avanzante. Il rugby di Wayne Pivac parte dai fondamentali, e se manca il primo, avanzare, crolla un po’ tutto il castello.
Un pareggio, una sconfitta e un calendario in salita
Due partite in casa, un pareggio e una sconfitta. Adesso si va in trasferta: sabato 10 ottobre alle 18.30 il Benetton è ospite degli Scarlets, poi c’è l’esordio in Challenge Cup a Castres il 18 e il ritorno a Monigo il 24 contro Glasgow. Gli Scarlets non sono più quelli dell’epoca Pivac, ma in casa restano una brutta gatta da pelare.
Senza voler essere catastrofici, il rischio è arrivare al derby senza vittorie. Questo Benetton crescerà e pian piano troverà la quadra, ne siamo convinti: si sapeva che sarebbe stato un anno così. Il che non vuol dire che ci piaccia perdere.
La mischia devastante e il ritorno di Spagnolo
Il filo di speranza è là davanti. La mischia è stata devastante e Simone Ferrari merita una standing ovation: la chat della diretta lo ha votato giocatore della settimana, davanti anche a Bernasconi. Bene pure la touche.
Poi c’è Mirco Spagnolo, bentornato a questo livello. Nella lunga serie di mischie, al cambio Ferrari-Pasquali il pacchetto è passato da dominante a equilibrato; con Spagnolo è tornato a sfondare. Vederlo in coppia con Ferrari fa ben sperare per il Benetton e per la Nazionale. E Medrano, arrivato dopo la partenza di Thomas Gallo, in mischia è un signor giocatore: per noi è stato pescato bene.
Il rovescio della medaglia: Ferrari, che già la settimana scorsa non stava bene, è uscito tenendosi la costola, e Pasquali è uscito sorretto. Se si perdono pezzi anche lì, diventa un problema.
Centri e apertura: la coperta è corta
Il reparto che preoccupa di più è un altro. Jacob Umaga si è sobbarcato di fatto 160 minuti in due partite e un’alternativa credibile non si vede: Marin serve in mezzo ai centri, per guidare la difesa e anche per crescere in ottica Nazionale, e il cambio all’apertura è Rhyno Smith, ancora acerbo, che nei suoi minuti ha commesso qualche errore. Tra i singoli, da segnalare la battaglia di Niccolò Cannone.
Lavori in corso, insomma. Ma con una mischia così, la base da cui ripartire c’è.
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