Smettere di giocare è una delle cose più difficili per un rugbista. Marcello Violi lo ha fatto quasi senza accorgersene — “in un flash”, dice lui — e si è ritrovato dall’altra parte della linea, in panchina. Oggi, a 31 anni, è l’allenatore che ha portato lo Scudetto a Reggio Emilia. Non male, per un passaggio nato quasi per caso.
Il mediano: Calvisano, le Zebre e l’azzurro
Prima della panchina c’è stato il campo, e di ottimo livello. Violi è stato un mediano di mischia della Nazionale, con 21 presenze e 3 mete in maglia azzurra. In carriera ha conquistato due titoli italiani e un Trofeo Eccellenza con il Calvisano, prima di otto stagioni alle Zebre nel massimo campionato europeo per club.
Una carriera vera, insomma, chiusa però in modo brusco e inatteso. Ed è proprio da quella frattura che è cominciata la storia dell’allenatore.
Dalla maglia alla panchina, senza rete
Il rammarico più grande, ammette, è uno solo: aver giocato la sua ultima partita senza sapere che fosse l’ultima. Eppure proprio quel taglio netto, vissuto “in un flash”, lo ha aiutato a non soffrire un passaggio che per tanti suoi compagni è un trauma.
L’adrenalina che ti dà allenare è molto simile a quella da giocatore.
Cambiano le responsabilità, certo: da giocatore pensi a te stesso, da allenatore ti carichi qualcosa di più collettivo. Ma la scintilla, per il “novello” tecnico, è la stessa.
La parte più dura: dire di no
C’è un momento della settimana che Violi vive peggio di ogni altro: l’annuncio della formazione. È il prezzo del mestiere, quello che Pep Guardiola riassume dicendo che allenare è il lavoro più bello del mondo e insieme il più brutto, perché ogni settimana devi dire a una ventina di ragazzi che non potranno fare la cosa che amano di più: giocare.
Il giorno in cui devo annunciare la formazione è il giorno più brutto della settimana.
Vedere la delusione sui volti dei suoi è la parte che gli dispiace di più. Anche se, riconosce, più che un problema vero era un’autopressione che si caricava da solo: i giocatori, dal canto loro, non gli hanno mai creato una discussione.
Un tecnico giovane con un Tricolore già in bacheca
Arrivato al Valorugby e diventato capo allenatore tra la fine del 2023 e l’estate 2024, Violi ha portato la squadra prima ai playoff e poi, nel 2026, al grande salto: Coppa Italia, primo posto in regular season e lo Scudetto. Un percorso premiato anche a titolo personale, con il riconoscimento di miglior allenatore della Serie A Elite. Per un mediano che fino a poco fa giocava, è un inizio da predestinato.
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