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Luca Bigi, l’addio al campo: il capitano azzurro chiude da campione d’Italia

Ci sono addii che fanno meno rumore degli altri, ma pesano uguale. Luca Bigi, tallonatore del Valorugby ed ex capitano dell’Italia, ha scelto di chiudere la carriera da giocatore nel modo che ogni atleta sognerebbe: da campione d’Italia. Nella nostra puntata speciale lo ha detto quasi in punta di piedi, senza proclami.

Un addio ora ufficiale

Adesso è ufficiale: Luca Bigi ha annunciato il ritiro dal rugby giocato. Al momento della nostra intervista la decisione era già presa, ma non ancora comunicata formalmente: restava da definire l’inquadramento per la prossima stagione, e qualcosa era già trapelato sui giornali reggiani. Oggi il quadro è completo.

Già allora, ai nostri microfoni, non lasciava troppi dubbi sul senso di quella scelta.

Ho terminato nel migliore dei modi.

La sostanza, del resto, era chiara fin da subito: il campo, da giocatore, lo saluta qui. E lo fa con un Tricolore cucito sul petto, l’epilogo perfetto per una storia cominciata tanti anni fa a pochi chilometri da Reggio.

Da Rivalta alla Nazionale: una carriera lunga un decennio

Reggiano di Rivalta, classe 1991, cresciuto nel vivaio del rugby reggiano, Bigi ha costruito un percorso da professionista che lo ha portato in alto. Dopo gli inizi e l’esperienza a Viadana, il passaggio a Petrarca e poi la chiamata di Treviso, con quattro stagioni in maglia Benetton. Quindi le Zebre, dove è rimasto sei anni, fino al ritorno a casa, al Valorugby.

In mezzo, una carriera azzurra di primo piano: quasi 50 presenze con la Nazionale e due Coppe del Mondo vissute da protagonista. Bigi stesso, ripercorrendo le tappe, non rinnega nulla: ogni passaggio gli ha lasciato qualcosa, anche se restano i rammarichi inevitabili per qualche infortunio che gli ha tolto delle occasioni.

Cosa ha voluto dire essere capitano dell’Italia

Nel gennaio 2020 Bigi raccolse un’eredità pesantissima: la fascia di capitano dell’Italia, dopo l’era di Sergio Parisse. La portò al braccio nei Sei Nazioni 2020 e 2021. Pochi successi, è vero, ma per lui il bilancio non si misura solo nei risultati.

Il filo che lega tutta la sua carriera è quello dei legami. Il blocco delle Zebre che ritrovava in Nazionale, gli amici di allora con cui si sente ancora oggi, la famiglia che lo seguiva sugli spalti: è questo, più dei trofei, ciò che si porta dietro. Una lettura tutt’altro che retorica, perché nasce da chi quegli spogliatoi li ha vissuti per davvero.

Bigi e l’Italia di Quesada: “Ora questi ragazzi sognano di vincere”

Da ex capitano, Bigi ha uno sguardo privilegiato sulla rinascita dell’Italrugby. E il cambiamento, raccontano sia lui sia Violi, è soprattutto mentale. C’era un tempo in cui ci si accontentava di sognare qualche vittoria nel Sei Nazioni; oggi i giocatori, nelle interviste, dicono apertamente di sognare di vincerlo, il torneo.

È il frutto di un processo: prima la credibilità da acquisire e consolidare — un mantra dell’era precedente — poi il salto di consapevolezza sotto Gonzalo Quesada. È cambiata la percezione, è cambiato il modo in cui gli avversari si avvicinano all’Italia. Per Violi, il merito del tecnico argentino sta in un equilibrio nuovo: oggi non sai mai se l’Italia giocherà o calcerà, e questa imprevedibilità paga. Più che un sogno, insomma, un obiettivo concreto.

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