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Valorugby campione d’Italia: la mentalità dietro lo Scudetto

Una settimana dopo, comincia a fare effetto. Durante la stagione le partite si rincorrono, le pause sono poche e i momenti belli rischiano di passare senza che tu te li goda davvero. Solo ora, a mente fredda, il Valorugby Emilia si sta rendendo conto di cosa ha fatto: il primo Scudetto della sua storia, il rugby reggiano per la prima volta in cima all’albo d’oro nazionale.

Ai nostri microfoni l’head coach Marcello Violi ha aperto la porta dello spogliatoio e ha spiegato come si costruisce un’impresa del genere. La parola che torna più spesso non è “talento”. È identità.

L’identità di gruppo che ha tenuto fuori la pressione

Il campionato italiano è cambiato: ogni squadra parte per vincere e la pressione, dice Violi, “per fortuna che c’è”. Il punto è cosa ci fai. In un mondo in cui è impossibile non leggere le dichiarazioni, le interviste, le voci, il Valorugby ha costruito uno scudo fatto di chimica ed energia interne.

Questa identità di gruppo, questa forza, questa chimica, questa energia che si è creata fra di noi è riuscita a tenere fuori tutte queste dichiarazioni.

Il merito, per il tecnico, è prima di tutto dei giocatori: sono stati loro ad aiutare lo staff ad allontanarsi dalle pressioni esterne. Con, alle spalle, una società che è rimasta vicina e ha trasmesso fiducia nei momenti complicati.

Un gioco di equilibrio

Sul campo, la cifra del Valorugby è stata la misura. Non solo il gioco verticale e calciato di chi privilegia il piede, non solo il gioco arioso di chi cerca sempre l’ampiezza: i diavoli hanno trovato la via di mezzo, alternando profondità e larghezza, usando il piede al momento giusto e curando le fasi statiche.

È l’equilibrio, secondo Violi, la chiave dentro una partita come dentro un’intera annata. Un compito quasi perfetto, di quelli da voto pieno.

La profondità della rosa e la crescita dei giovani

C’è un dato che il coach rivendica con orgoglio: nessuno, quest’anno, è rimasto fermo. I ragazzi giovani sono cresciuti tutti, hanno alzato la media del livello della squadra e si sono giocati il posto da titolari fino in fondo, restando dentro la corsa anche quando per due o tre partite non venivano convocati.

È la parte che dà più soddisfazione, perché sono quei giovani a rappresentare il futuro del club. La gestione dei 23 convocati resta la croce — chi resta fuori è sempre una ferita — ma è anche il segnale di un gruppo profondo e sano.

La finale: 27-5 al Petrarca, e una mischia preparata nei dettagli

La finale dello Stadio Plebiscito di Padova si è chiusa 27-5 per i reggiani. Il Petrarca, spinto dal fattore campo, è partito forte ma ha raccolto una sola meta; il Valorugby ha assorbito l’urto e, trovato il ritmo, ha ribaltato l’inerzia con tre mete che hanno indirizzato la partita.

Un capitolo a parte lo merita la mischia. Consapevoli del peso degli impact player della prima linea avversaria — un’arma che il Petrarca aveva fatto pesare nelle semifinali — i reggiani si erano preparati studiandoli tecnicamente. Dalla panchina, l’ingresso del pacchetto con Minervino, Barbatti e Pisani ha dato l’impatto cercato nel secondo tempo, arginando quella che doveva essere la forza dei patavini.

Violi ha voluto spendere parole anche per l’arbitro: una direzione di gara comunicativa, con il TMO mai chiamato, che ha reso la finale piacevole da vedere.

Non solo Scudetto: la stagione perfetta

Il Tricolore è il punto più alto di un’annata da incorniciare: Coppa Italia, primo posto nella regular season e poi la finale vinta. Un cammino che ha portato anche i riconoscimenti individuali, con Violi premiato come miglior allenatore della Serie A Elite. Un grazie, da parte sua, è andato pure alla Lega, partner del format per tutta la stagione.

Resta il dato che cambia la storia: per la prima volta, Reggio Emilia è campione d’Italia.

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