La squadra arbitrale di Nuova Zelanda-Italia era di primissima fascia: Luc Ramos (Francia) al fischietto, Nic Berry e Luke Pearce agli assistenti, il gallese Ben Whitehouse al TMO e Marius van der Westhuizen nel ruolo di bunker. Eppure il 47-17 di Wellington ha lasciato dietro di sé una scia di episodi discussi, che DanPat ha analizzato uno per uno nella sua reazione a caldo.
Le mete contestate
Secondo DanPat, nessuna delle prime marcature neozelandesi era del tutto limpida: sulla meta di Darry il grounding non si vede mai dalle immagini televisive (anche se, va detto, in campo non ha protestato nessuno); sul recupero di Leroy Carter che ha innescato la prima meta di Will Jordan il pallone viene portato avanti, in un episodio al limite tra il semplice controllo e l’autopassaggio; e su un’altra marcatura ci sarebbe un velo che blocca la connessione difensiva su Menoncello. Letture personali, dichiaratamente: ma tre episodi su tre andati nella stessa direzione.
Come funziona il rosso dal bunker?
L’arbitro mostra il giallo in campo e l’episodio passa al foul play review official, che entro pochi minuti decide se confermare i 10 minuti o trasformare il cartellino in rosso. È quanto successo all’11’ della ripresa a Niccolò Cannone per un intervento con la testa su Roigard in una ruck: rosso dopo la revisione, con l’Italia in 14 per venti minuti prima di poter reintegrare un giocatore.
Sull’episodio DanPat non si nasconde: rivedendolo, non metterebbe la mano sul fuoco sull’assenza di intenzionalità, forse frutto di frustrazione, forse solo un movimento per liberarsi. Un cartellino pesante, arrivato nel momento peggiore.
«Caotico e imprevedibile»: il giudizio su Ramos
Il verdetto di DanPat sull’arbitraggio è netto — un 4,5 in pagella — ma argomentato. Non tutte le decisioni sono state contro l’Italia, e il primo tempo era stato diretto in modo accettabile: il problema, semmai, è il metodo. Un arbitro «estremamente caotico», difficile da interpretare, che tende a contraddire sistematicamente il proprio TMO e i propri giudici di linea. Emblematico l’episodio del calcio stoppato di Favretto: ripartenza prima assegnata sulla linea di meta, poi sui 22, poi di nuovo cambiata invocando una regola nuova. DanPat segnala anche un possibile neck roll su Brex rimasto senza cartellino.
Il vero problema sono le regole
Il punto più interessante dell’analisi va oltre la singola partita: per DanPat il rugby si sta rendendo indecifrabile da solo, tra fattispecie che cambiano e zone d’ombra che non sono più fascino dell’interpretazione ma pura confusione.
Non si capisce più niente e oggi è stata l’ennesima partita con tantissime situazioni interpretabili da un lato dall’altro.
La richiesta, da qui al Mondiale 2027, è semplice: basta nuove regole, servono indicazioni chiare e più centralità all’arbitro. Perché partite come quella di Wellington meritano di essere ricordate per il rugby, non per gli episodi.
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