Sabato all’alba, sveglia puntata. A Wellington, allo Hnry Stadium, l’Italia affronta gli All Blacks: la squadra più vincente della storia dello sport, l’unica grande nazionale che gli Azzurri non hanno mai battuto. E ci arriviamo nel modo peggiore, con la ferita di Tokyo ancora aperta.
Nessuno chiede il miracolo. Dopo due sconfitte di fila, Cardiff e Giappone, il traguardo è un altro: rimettere insieme i pezzi, ritrovare l’anima azzurra. Come ha detto DanPat, il vero obiettivo è ritrovarsi.
I tre cambi di Quesada
Gonzalo Quesada ritocca in tre punti la squadra battuta dal Giappone. All’estremo, obbligato, torna Tommaso Allan (quasi 90 caps) al posto dell’infortunato Lorenzo Pani: nel momento più difficile, l’esperienza del giocatore azzurro più navigato può pesare. All’ala rientra Louis Lynagh per Monty Ioane, mentre Ross Vintcent prende il posto di Ortombina in terza linea, per dare peso a un breakdown che a Tokyo non ha mai pescato palloni, orfano di Zuliani.
Confermato Malik Faissal, l’esordiente di Tokyo: un messaggio chiaro. Quesada non boccia al primo errore, e ha scelto proprio la partita più dura per far crescere un ragazzo di enorme potenziale.
Italia: 15 Allan, 14 Faissal, 13 Brex, 12 Menoncello, 11 Lynagh, 10 P. Garbisi, 9 Varney, 8 L. Cannone, 7 Lamaro (cap.), 6 Vintcent, 5 Zambonin, 4 N. Cannone, 3 Riccioni, 2 Di Bartolomeo, 1 Fischetti.
L’esordio da sogno di Marini
In panchina, con lo split 6+2 che dice già che battaglia si aspetta il CT, c’è la storia più bella. Giulio Marini, terza linea del Benetton cresciuto nel Mogliano, può fare il suo esordio in Nazionale proprio contro gli All Blacks. Sarebbe il diciannovesimo debuttante della gestione Quesada, il terzo in questo Nations Championship dopo Faissal e Ortombina. Il battesimo più bello che esista: immaginarselo lì, a guardare negli occhi la haka.
Dall’altra parte, i Rennie’s All Blacks
Gli All Blacks di Dave Rennie cambiano cinque uomini rispetto alla Francia, ma di livello mostruoso. Guida la mediana Cam Roigard con Ruben Love; Tyrel Lomax festeggia le 50 presenze; capitano è Ardie Savea (107 caps), miglior giocatore del mondo. In panchina due possibili esordienti, tra cui un’ala reduce dal Super Rugby vinto con gli Hurricanes: un pericolo negli ultimi minuti.
Precedenti e chiavi del match
È la sfida numero diciannove: 18-0 per la Nuova Zelanda. Il momento più vicino resta il Mondiale 1991 (21-31, meta di Cuttitta e piedi di Dominguez); il più duro, il 101-3 del 1999. A Wellington, la “Windy Wellington”, occhio anche al vento nel gioco aereo.
“A me basterebbe vedere caratterialmente una squadra diversa.”
Ecco la chiave. Non il punteggio — DanPat pronostica All Blacks a +15 — ma la reazione: una mischia solida anche senza Simone Ferrari e col nuovo tecnico Santamaria, una touche guidata da Sergio Parisse che mostri progressi, e soprattutto un riposizionamento difensivo veloce. Perché il Giappone corre, ma gli All Blacks non sono certo lenti.
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