Il certificato di maturità l’avevamo preso a Udine, contro l’Australia, e poi confermato con l’Inghilterra. Ma la maturità, si sa, apre solo la porta dell’università. E all’università si danno gli esami. Il primo, a Tokyo, l’Italia lo ha fallito: bocciata in tutte le fasi del gioco.
A “Divagazioni di Rugby” il tecnico e voce di Anonima Piloni Cristian Loviseto ha usato proprio questa immagine per inquadrare la sconfitta contro il Giappone. Non una tragedia isolata, ma il segnale che il livello degli esami, adesso, è salito.
Il rugby più veloce del mondo
Il Giappone non ha inventato nulla di nuovo. Ha fatto esattamente quello che sa fare: correre, non stancarsi mai, giocare a una velocità che ti prende sempre un passo indietro. È la filosofia che Eddie Jones scrisse già nel suo playbook del 2015, quello del Giappone che avrebbe poi steso il Sudafrica al Mondiale.
“Se io chiedo a un giapponese di andare addosso al muro, il giapponese va addosso al muro. Se lo chiedo a un neozelandese, lui ci gira attorno. Se lo chiedo a un italiano, l’italiano mi guarda e mi dice perché.”
La battuta, attribuita a John Kirwan, spiega più di mille analisi. Contro una squadra che ti aggredisce sulla velocità, se non ti riposizioni in difesa vieni preso in mezzo alle guardie. Ed è quello che è successo: l’Italia, come dice Loviseto, è stata “di rincorsa su tutto” — sui raggruppamenti, sui riposizionamenti, nell’arrivare un attimo prima.
La mischia, di nuovo un problema
Il dato che fa più rumore è la mischia. Da dominante nel Sei Nazioni e a novembre, a essere messa in giostra da un pilone giapponese che le ha provate tutte, con l’arbitro presto in balìa dei due pacchetti. Cosa è cambiato? Fondamentalmente due uomini: un titolare diverso in prima linea e, soprattutto, un nuovo allenatore della mischia.
È presto per trarre conclusioni, e Loviseto per primo invita alla prudenza. Ma la domanda, da tifosi, viene naturale: si è rotto un equilibrio che sembrava solido?
Gli esami veri iniziano adesso
Il rischio, semmai, è di leggere il ko come “imballamento” prima della brillantezza. Se davvero qualcuno è partito pensando “col Giappone va bene così”, sarebbe un errore di sottovalutazione che non ti puoi permettere. Perché in un torneo che si gioca tutto in tre settimane non c’è tempo per costruire il picco: o ci arrivi subito, o resti indietro.
La buona notizia è che l’Italia, quando parte sfavorita, rende sempre qualcosa in più. E il prossimo esame — gli All Blacks a Wellington — è di quelli in cui nessuno ti chiede il miracolo, ma solo di rimetterti in piedi.
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