Il tour estivo dell’Italia si chiude nel modo più duro: all’HBF Stadium di Perth l’Australia vince 57-10, nove mete a due, regalando a Joe Schmidt un addio da cinque punti nella sua ultima panchina da CT dei Wallabies. Per gli Azzurri, alla terza sconfitta in tre partite di Nations Championship, è la fotografia di un tour finito a zero punti — e di una serata in cui, semplicemente, non ha funzionato quasi nulla.
Fatecelo dire: siamo delusi. Siamo profondamente delusi dalla partita di oggi dell’Italia.
Così DanPat a caldo. E il campo gli dà ragione, perché stavolta non c’è nemmeno il conforto dei quaranta minuti buoni di Wellington.
Un primo tempo da incubo: 38-5
L’Australia parte a tutta: al 4′ Josh Canham schiaccia in bandierina dopo oltre dieci fasi resistite dalla difesa azzurra, poi l’indisciplina (quattro falli negli otto minuti iniziali) spalanca la strada. Wright attacca lo spazio per il 12-0, il tallonatore Paenga-Amosa finalizza il lavoro degli avanti per il 19-0 dopo appena undici minuti.
La reazione azzurra c’è, ed è anche bella: punizione conquistata da Riccioni in mischia, multifase prolungato, Paolo Garbisi e Riccioni aprono al largo su Pani e capitan Lamaro resiste a Potter e schiaccia il 19-5 (palo di Garbisi sulla trasformazione). Ma è una scintilla isolata: Canham firma il bis al 27′, Paenga-Amosa raddoppia al 31′ e allo scadere Ikitau fissa il 38-5 dell’intervallo. Sei mete concesse in quaranta minuti: per DanPat è uno dei peggiori primi tempi degli ultimi anni.
La ripresa: la meta di Ioane e poco altro
L’avvio di secondo tempo illude: bel passaggio di Brex e Ioane batte Wright a contatto per il 38-10. Ma l’inerzia non cambia: Canham completa la tripletta che gli vale il premio di player of the match, Pollard va a segno da maul avanzante e al 66′ arriva anche il rosso a Riccioni, punito per un colpo su Amatosero dopo uno scontro con Fischetti — episodio che DanPat archivia come l’ultimo dei problemi di giornata. Nel finale l’Italia sfiora la terza meta, ma Dimcheff perde l’ovale un attimo prima di schiacciare, e ci pensa Donaldson a firmare il 57-10.
I numeri della resa
Le statistiche lette in diretta raccontano un dominio totale: 11 line break concessi contro 1, possesso al 63%, circa il doppio dei portatori di palla (163 carries a 84) e 233 metri dopo contatto contro 94 — con una quarantina di placcaggi sbagliati dagli Azzurri. Numeri della grafica televisiva, da prendere come indicazione, ma la direzione è inequivocabile e coincide con il referto: l’Australia ha vinto ogni collisione, ha riciclato più veloce e ha bucato la linea quando e come voleva.
Nel disastro, le note positive che DanPat salva sono individuali: le due touche rubate da un Federico Ruzza “dal polso fuori dal comune” e i numeri difensivi di chi ha messo il corpo sulla linea — Vintcent oltre i trenta placcaggi, Marini a quota venticinque, Lucchesi sopra i venti.
Perché l’Italia ha sofferto così tanto?
Secondo l’analisi di DanPat, la partita si spiega con il ritmo fisico dei Wallabies: velocità di riciclo superiore, sostegni azzurri sistematicamente in ritardo, imprecisione nella pulizia dei punti d’incontro e una difesa che concedeva avanzamento a ogni collisione. Un problema già visto col Giappone e riemerso amplificato, davanti a una terza linea australiana — con un Tizzano straordinario davanti al suo pubblico — che ha vinto il breakdown dall’inizio alla fine.
Il bilancio: tra Udine e Perth
Per DanPat l’arbitraggio di Ridley, stavolta, è stato “giusto ed equo”: nessun alibi. Resta il bilancio di una stagione che poteva essere memorabile — le vittorie su Australia a Udine, Inghilterra e Scozia, le prestazioni dignitose con Sudafrica e Nuova Zelanda — e che invece si chiude con il ko di Cardiff, la caduta col Giappone e la resa di Perth sul piatto opposto della bilancia. Il monito finale è chiaro: se il parametro è competere coi più forti, quanto visto in questo tour non basta.
Il Nations Championship tornerà a novembre, con Sudafrica, Australia e Fiji prima delle finali di Twickenham: tre mesi per ritrovare, insieme a Quesada, la squadra vista a Udine.
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