Wellington ha visto due partite dentro la stessa partita. Per venticinque minuti l’Italia ha comandato gioco e punteggio in casa degli All Blacks e all’intervallo era sotto di quattro punti, 14-10, viva e pienamente dentro il match. Poi, in tredici minuti di ripresa, la Nuova Zelanda ha cambiato marcia: quattro mete tra il 41′ e il 53′ e un 47-17 finale che racconta molto meno di quello che gli azzurri avevano costruito nella seconda giornata del Nations Championship, sabato 11 luglio davanti ai 33.087 dello stadio di Wellington.
Un primo tempo da grande squadra
Il segnale arriva subito. Al 2′ Paolo Garbisi finta il calcio e apre su Tommaso Menoncello, che rompe il placcaggio di Proctor, evita Savea e scambia con Malik Faissal prima di volare in meta: 7-0 con la trasformazione di Allan. La risposta neozelandese è immediata — penaltouche ai 5 metri e Darry che schiaccia al 7′ — ma l’Italia non arretra: mischia solidissima, con Fischetti a mettere in difficoltà Lomax e un ottimo Riccioni, touche pulita e la miglior difesa vista in questo tour. Al 20′ Allan riporta avanti gli azzurri dal piazzato: 7-10.
Per riprendersi la partita agli All Blacks serve una giocata di puro talento: al 30′ il calcetto di Jordie Barrett premia la corsa di Leroy Carter, che anticipa Allan e serve a Will Jordan la meta del 14-10. È il punteggio con cui si va al riposo, con l’Italia che aveva sfiorato il colpo anche con Menoncello, tenuto alto in area di meta.
Perché l’Italia è crollata nel secondo tempo?
Tre fattori insieme: quattro mete concesse tra il 41′ e il 53′ (Roigard, De Groot e due volte Jordan), gli infortuni — Faissal fuori all’intervallo per la spalla, poi Lorenzo Cannone e infine Allan, uscito in barella — e il cartellino rosso a Niccolò Cannone, che ha lasciato gli azzurri in 14 per venti minuti nel momento più delicato della gara.
La sliding door sul 21-10
Il momento che cambia tutto arriva a inizio ripresa. Sotto 21-10 dopo la meta in apertura di Roigard, l’Italia costruisce quindici fasi in avanzamento — Vintcent rompe due placcaggi, Marin trova un gran offload per Zambonin — e si ferma a un metro dalla linea. Poi il calcio di Brex viene intercettato, gli All Blacks ripartono con Moorby e alla fine De Groot schiaccia il 26-10: sette punti che potevano essere il 21-17 diventano un divario doppio.
L’Italia era lì, era lì, era lì e prendersela così su una ripartenza ti taglia veramente le gambe.
È la lettura di DanPat, e i numeri gli danno ragione: da quel momento la partita non è più stata in equilibrio.
Jordan nella storia, Moorby rivelazione
La serata ha un padrone: Will Jordan, tripletta e 50 mete in 56 test. Nessun All Black aveva mai segnato tanto: superato il record di Doug Howlett, fermo a 49. La terza, al 53′, nasce da una punizione battuta rapidamente da Barrett. Per lui anche il premio di player of the match.
Accanto al primatista, la rivelazione: Josh Moorby, in campo dal 31′ del primo tempo al posto di Carter per un esordio da protagonista, con un ruolo diretto nelle tre mete che hanno spaccato la partita a inizio ripresa. All’intervallo è entrato anche Anton Segner, primo All Black nato in Germania. A tempo scaduto la meta di Vaa’i ha fissato il 47-17.
Il rosso, la meta di Marin e i numeri
All’11’ della ripresa Niccolò Cannone è stato ammonito per un intervento irregolare in ruck su Roigard, e il bunker ha trasformato il giallo in rosso: venti minuti in inferiorità. Eppure proprio in 14 l’Italia ha trovato la sua seconda meta: pallone vagante raccolto da Lamaro, Brex che resiste al placcaggio e serve Leonardo Marin, trasformazione di Garbisi per il 40-17. Nel finale spazio anche all’esordio di Giulio Marini, Azzurro numero 756.
I numeri della diretta raccontano un’Italia con il 100% di mischie e touche vinte (più una rubata da Ruzza), appena 6 penalità concesse e 16 palloni persi, tanti ma lontani dai 25 di Tokyo. Il possesso, però, dice 64-36 per gli All Blacks: quando la Nuova Zelanda ha tenuto la palla, ha fatto malissimo.
Per DanPat quello azzurro è stato un primo tempo da 8,5, tra i migliori degli ultimi anni. Ora testa all’ultima tappa del tour: sabato 18 luglio a Perth c’è l’Australia, per chiudere con quello che manca — i punti.
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