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Pre-convocazioni Italia: 34 nomi, tanti giovani, zero esperimenti

Si apre un nuovo capitolo per la Nazionale, e la prima lista — una pre-convocazione, non ancora quella definitiva — è piena di nomi giovani e interessanti. Ma attenzione a leggerla come una vetrina di esperimenti: per Moreno Molla, quel tempo è finito.

Perché l’Italia ha convocato 34 giocatori?

Perché con Gonzalo Quesada la Nazionale lavora così: 34 giocatori, tutti dal bacino disponibile. Niente convocati dall’estero — chi gioca fuori dai confini, in questa fase, non rientra. Da qui il gruppo allargato, con diversi esordienti.

«Vieni e impara»: il senso delle prime chiamate

Molti dei convocati non andranno in tour e forse non vestiranno mai la maglia azzurra. Ma il senso, spiega Molla, è un altro: «Vieni, vedi come si lavora, vedi cosa pretendiamo». Poi quel bagaglio te lo riporti al club — alle Zebre o a Treviso — e intanto servi. È un messaggio anche di attenzione: lo staff un occhio su di te ce l’ha.

I giovani sotto la lente

Tra i nomi spicca Alessandro Ortombina, seconda/terza linea delle Zebre: Molla se n’è detto «contentissimo», una vera macchina da placcaggi, tra i migliori dell’URC in quel fondamentale. Più bilanciato invece il giudizio su Samuele Locatelli, altro terza linea di Parma. Occhio a Malik Faissal, ala in uscita dalle Zebre verso il Northampton — sulla scia di Edoardo Todaro: non è stato lasciato all’Under 20, segno che lo considerano una priorità. E c’è il fisico imponente del giovanissimo Enoch Opoku Gyamfi in seconda linea.

Su questo Molla è netto: i ragazzi più verdi non si chiamano «per completare» la lista. È la stessa linea che Quesada condivide con il CT dell’Under 20 Di Giandomenico: in azzurro arriva chi ha chance reali di stare nei 23, non chi serve a fare numero.

Col Mondiale vicino, niente esperimenti

Il punto chiave: non è più tempo di sperimentare. «Una volta dicevi: vediamo cosa vale. Adesso io so già cosa voglio». Il tour in cui provare era quello dell’anno scorso; ora il Mondiale è dietro l’angolo e gli esperimenti non si fanno più — come quando l’Inghilterra cambiò allenatore a un anno dalla rassegna iridata, prendendosi pro e contro. I punti del Nations Championship contano (per non chiudere ultimi, anche se la retrocessione non c’è), ma l’obiettivo resta vincere — a partire dalla sfida col Giappone, che facile non è.

«Non è più l’esperimento del “vediamo cosa vale”. Io so già cosa voglio: inseriti nel sistema e impara.»

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