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La rinascita dell’Italia? «Tre allenatori giusti al momento giusto»

C’è un’immagine che Moreno Molla usa per spiegare da dove è ripartita l’Italia del rugby: «andiamo contromano in autostrada». Era la filosofia con cui Kieran Crowley aveva deciso di affrontare le partite: se fai quello che fanno tutti, perdi comunque, quindi tanto vale osare.

Ma per Molla, ospite di “Punto d’Incontro”, la rinascita azzurra non è figlia di un uomo solo. È il frutto di una staffetta quasi perfetta: tre commissari tecnici diversissimi, ognuno arrivato nel momento in cui serviva esattamente lui.

Perché l’Italia è rinata nel rugby?

Secondo Moreno Molla perché ha messo «i tre allenatori giusti nel momento giusto»: Franco Smith ha fatto il lavoro sporco di fondazione, Kieran Crowley ha costruito i fondamentali e l’identità, Gonzalo Quesada ha insegnato a vincere e riequilibrato la squadra.

Franco Smith, il lavoro sporco

«Noi ci dimentichiamo di Franco Smith», nota Molla. Eppure quello che l’ex CT ha fatto in quei due anni alla guida dell’Italia è stato il primo, ingrato pezzo di lavoro: spalare via la sporcizia, ripulire, gettare le fondamenta. Un compito poco spettacolare ma necessario, che Smith ha poi confermato di saper fare anche altrove, prendendosi Glasgow.

«Andiamo contromano»: l’eredità di Crowley

Poi è toccato a Kieran Crowley. Molti lo ricordano per la stagione delle zero vittorie al Benetton, ma quella stessa annata si chiuse con la Rainbow Cup in bacheca. La prima cosa che Crowley mise in campo, ricorda Molla, furono i fondamentali: in ginocchio a fare passaggi, skill, abilità di base, lavoro sul dettaglio. In quel momento i ragazzi avevano bisogno esattamente di questo, concentrarsi sulla prestazione più che sul risultato. E del coraggio di andare contromano.

Quesada, il maestro che insegna a vincere

Infine Gonzalo Quesada, che secondo Molla ha detto «piano, riequilibriamo». Non a caso: quei ragazzi che con Smith avevano 19 anni e con Crowley 21, oggi ne hanno 23-24 e una valigia di presenze internazionali. Un gruppo maturo, da gestire in modo diverso.

Il dettaglio tattico lo cogli da come gioca Ange Capuozzo: con Quesada tocca meno palloni, perché Juan Ignacio Brex e Tommaso Menoncello sono i primi ad attaccare, e Capuozzo diventa un finisher, come a Tolosa. Il giudizio di Molla è netto: a livello di nazionali Quesada è «fra i tre, quattro migliori allenatori del mondo», un «mago nel relazionarsi con i giocatori», capace di far sentire tutti importanti e uniti attorno alla sua visione. Il paragone è con Rassie Erasmus, con una differenza non da poco: «Rassie ha 60 campioni, noi non abbiamo così tanti giocatori di quel livello». Che rende il lavoro di Quesada, forse, ancora più impressionante.

«L’Italia nel rugby ha messo i tre allenatori giusti nel momento giusto.»

Il punto

  • Franco Smith: le fondamenta, il lavoro sporco.
  • Kieran Crowley: i fondamentali e l’identità, la prestazione prima del risultato.
  • Gonzalo Quesada: l’equilibrio e la mentalità vincente.

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