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Munari e Raimondi, trent’anni in cabina di commento

Vittorio Munari e Antonio Raimondi, voci storiche della telecronaca rugby italiana

Si sono conosciuti a un Mondiale, hanno commentato insieme per la prima volta in Sudafrica nel 1995 e da allora non si sono piu’ separati. Trent’anni dopo, Vittorio Munari e Antonio Raimondi sono seduti in un cortile di Malamocco, al Lido di Venezia, davanti a un piatto di scampi e a un bavaglino.

Il rugby, giurano, oggi non c’entra. Poi ovviamente c’entra, ma solo alla fine.

La coppia piu’ riconoscibile del rugby italiano

Per chi ha imparato il rugby dalla televisione, quelle due voci sono il rugby: prima il Sei Nazioni su Sky, poi il passaggio in chiaro su DMAX, con Munari all’analisi tecnica e Raimondi alla telecronaca. Un sodalizio che va avanti dai primi anni Duemila e che ha attraversato quasi tutta la storia recente della Nazionale.

Il segreto, a sentire loro, non e’ professionale.

Sono stato fortunato: da un punto di vista professionale, ma soprattutto di onesta’ intellettuale, di amicizia, ci siamo sempre trovati bene, e credo che questo ci ha aiutato a superare momenti di difficolta’, errori che abbiamo fatto, tante cose.

Come si sopravvive a trent’anni fianco a fianco?

Con l’ironia, soprattutto. Alla domanda su cosa significhi stare accanto a Munari, Raimondi risponde che un vantaggio c’e’ eccome: il giorno lontano in cui servira’, potra’ sempre presentarsi dicendo di aver fatto tanti anni con lui.

Il giorno lontano, quando succedera’, io potro’ sempre dire: ho fatto tanti anni con Vittorio Munari, e quindi le porte del paradiso saranno aperte.

Rimunerativo in che senso? «E’ l’indennita’ di disagio». Munari incassa senza battere ciglio.

Il compleanno in Nuova Zelanda e la notte delle aragoste

I due momenti che si portano dietro non sono partite. Il primo e’ il sessantesimo compleanno di Munari, festeggiato nel 2011 in Nuova Zelanda insieme ad amici neozelandesi e australiani, David Campese compreso: una giornata che, dice lui, aveva “un bel flow”.

Il secondo lo tira fuori Raimondi ed e’ del 1995, in Sudafrica: un ristorante gia’ chiuso per la sera, riaperto perche’ Munari voleva mangiare le aragoste. Come sia finita, meglio non raccontarlo per intero. La sintesi e’ che il giorno dopo, sostiene Raimondi, quel ristorante ha chiuso.

Perche’ sono li’

La cornice non e’ casuale. Il Gruppo Bevanda Malamocco e’ un’associazione di promozione sociale del Lido di Venezia che ha da poco festeggiato i cinquant’anni e che da tempo ha adottato il rugby: eventi, iniziative, beneficenza. Munari, che di ammirazioni facili non ne concede, qui si sbilancia.

Hanno un impegno nel sociale, nella collaborazione locale, nell’essere propositivi e sempre positivi che ho riscontrato poche altre volte.

E’ esattamente il motivo per cui due che hanno raccontato il rugby per trent’anni continuano a farsi tre ore di viaggio per un pomeriggio come questo: perche’ il terzo tempo, quello vero, non e’ mai stato solo una cosa da campo.

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L’intervista completa e’ sul canale YouTube di DanPat Rugby: iscriviti e raccontaci qual e’ la telecronaca che ti sei tenuto in testa.

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