C’è un torneo che, ogni estate, funziona come una finestra sul futuro: ti mostra i giocatori che fra tre o quattro anni vedrai in un Sei Nazioni o in un Mondiale dei grandi. Quel torneo è il Mondiale Under 20, e l’edizione 2026 scatta in Georgia.
Alla vigilia ci siamo concessi un gioco difficilissimo: scegliere cinque giocatori da tenere d’occhio. Cinque nomi, uno per nazione, dall’azzurro più atteso al talento già certificato d’Oltralpe. A fine torneo torneremo qui a vedere se ci abbiamo azzeccato.
Quando e dove si gioca il Mondiale U20 2026?
La rassegna iridata Under 20 — ora ribattezzata Junior World Championship — si gioca in Georgia dal 27 giugno al 18 luglio 2026, tra Tbilisi e Kutaisi, con il ritorno al formato a 16 squadre. L’Italia parte subito: il 27 giugno affronta la Scozia all’AIA Arena di Kutaisi.
Italia: David Luisato, il profilo più atteso
Partiamo da casa nostra, perché tanto è lì che guardate per primi. Il nome è quello di David Luisato: veronese, classe 2007, ala cresciuta nelle giovanili del Benetton, 1,89 metri per 89 chili: un fisico già da senior.
La sua è anche una storia di pazienza, perché un infortunio gli aveva tolto sia l’Europeo di categoria sia il Mondiale dello scorso anno. Ora è il prospetto italiano più chiacchierato, e per una volta l’attesa sembra fondata.
è da un paio di anni che tutti parlano sempre di lui
Il consiglio è di andarci coi piedi di piombo — ogni storia fa storia a sé — ma il talento, visto da vicino in allenamento e nelle amichevoli di preparazione, c’è. Quello che lo distingue è il tempismo nel farsi trovare quando si apre la superiorità: non solo corsa, ma lettura del gioco.
Francia: Joachim Senga Kouo, il più “certificato”
Se cerchi il profilo con meno punti interrogativi, eccolo. Joachim Senga Kouo, estremo-ala della Francia, classe 2007, di proprietà dell’RC Vannes, arriva al Mondiale dopo aver vinto il Sei Nazioni Under 20 da miglior giocatore del torneo, in una Francia capace del Grande Slam.
Non è il classico estremo che vive solo di campo aperto: è un giocatore coinvolto, che tocca tanti palloni e partecipa alla costruzione. I numeri del suo Sei Nazioni raccontano un rendimento da copertina: 399 metri palla in mano (più di ogni altro estremo del torneo), 14 difensori battuti, tre mete, un assist e passaggi completati all’85%.
Resterà da capire come reggerà un contesto diverso come quello iridato, ma il punto di partenza è altissimo.
All Blacks: Mika Muliaina, un cognome pesante
In Nuova Zelanda il numero 10 racconta lo stato di salute di una squadra. E i Baby Blacks lo affidano a Mika Muliaina, apertura prodotto del Southland e — sì — nipote di Mils Muliaina, leggenda da 100 test con gli All Blacks.
Il ragazzo ha già un futuro firmato: contratto triennale con gli Highlanders dal 2027, dopo un percorso di sviluppo dentro la franchigia. In una Nuova Zelanda Under 20 non più dominante come un tempo, il suo compito sarà dare ordine, ritmo e soprattutto gestione del territorio.
È proprio lì, nella capacità di pilotare la squadra col piede e nelle scelte sotto pressione, che si misurerà il peso di quel cognome.
Sudafrica: Markus Muller, il predestinato
Markus Muller non ha il cognome ingombrante di Muliaina, ma forse è il più precoce di tutti. Centro formato al Paarl Gimnasium — una delle grandi fucine del rugby sudafricano — è stato indicato da World Rugby tra i giocatori da seguire al Mondiale 2026.
Il dato che impressiona è uno: il 25 aprile 2026 è diventato il più giovane esordiente nella storia degli Stormers, in campo a 18 anni, 9 mesi e 19 giorni contro i Glasgow Warriors, scalzando dal primato un certo Damian Willemse. Western Province U19, South Africa Schools, Junior Springboks: un percorso già da predestinato.
È un centro potente, abituato al contatto, ma non solo muscoli. L’unico rischio, in un ambiente denso di talento come il Sudafrica, è l’eccesso di entusiasmo — e non a caso lo staff sta lavorando proprio per non bruciarlo.
un conto è brillare a scuola in Under 20, un conto è diventare un centro internazionale
Galles: Carwyn Leggatt-Jones, il talento già visto a Monigo
L’ultima chiamata è per un giocatore che in Italia abbiamo già visto da vicino. Carwyn Leggatt-Jones, apertura degli Scarlets e prodotto del vivaio di Carmarthen, ha esordito da titolare in URC all’inizio del 2026 proprio a Monigo, contro il Benetton. 1,72 metri per 81 chili, classe 2007.
Per un Galles che cerca una nuova identità — e che nell’ultimo Sei Nazioni Under 20 è stato battuto dall’Italia — un dieci così giovane e già lanciato tra i professionisti pesa parecchio. È il tipo di prospetto che lascia il segno: l’impressione, dal vivo a Monigo, è stata di quelle che fanno alzare dalla sedia.
E l’Italia? La fiducia non si ferma a Luisato
Cinque nomi, un gioco. Ma la vera scommessa, per noi, è collettiva: questa Italia Under 20 ha di che far sognare ben oltre il suo gioiello più luminoso. Luisato è la copertina, non l’intera squadra — e a rugby, alla fine, si vince in ventitré.
Si comincia subito, con gli azzurrini in campo il 27 giugno contro la Scozia, a Kutaisi. Da lì capiremo quanto vale, sul serio, questa generazione.
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