Due errori negli ultimi minuti. È l’immagine con cui rischia di restare impresso il Mondiale di Mattia Andretti, ed è esattamente l’immagine sbagliata.
«Oggi non dobbiamo giudicarlo solamente sugli ultimi due errori.»
Perché la partita di Kutaisi, prima di quei due momenti, era stata di livello alto. E perché quei due errori raccontano una cosa diversa da quello che sembra.
Andretti, il killer dalla piazzola
Il numero 9 azzurro ha chiuso il torneo da protagonista, e dalla piazzola è stato quello che è stato: un killer, uno sniper. Poi, sul finale, il passaggio reverse che esce in avanti e annulla una meta strepitosa, e l’esitazione sull’intercetto per servire il compagno.
Il punto è che sono errori «tesi a fare un qualcosa in più»: non distrazioni, ma tentativi di inventare. A vent’anni sono errori che vanno messi in conto, anzi vanno lasciati fare. Un mediano che a quell’età non prova la giocata è un mediano che non la proverà mai.
Opoku-Gyamfi non è solo forza
La meta di Enoch Opoku-Gyamfi sembra la solita irruzione fisica, ma a rivederla c’è dell’altro: un cambio di angolo d’entrata e un pallone che passa da una mano all’altra. C’è rugby, non solo chili.
Il ragionamento su di lui è semplice: se a Bath fa una buona stagione, il gruppo allargato premondiale non è un’ipotesi da fantacalcio.
E gli altri?
La lista si allunga. Jaheim Noel Wilson ha confermato quello che si era già visto — con un cartellino che forse poteva risparmiarsi. Giacomo Falchetto è una scoperta vera. Pietro Celi ha avuto il suo spazio. E il bello è che diversi di questi ragazzi sono al primo anno di categoria o hanno due anni in meno dei pari ruolo: per molti ci sarà un’altra Under 20, o due.
Senza contare chi a questo Mondiale non c’era: Malik Faissal aggregato alla maggiore, Edoardo Todaro e Alessandro Drago fermi per infortunio. Il che rende il bilancio ancora più interessante: questa non era nemmeno l’Italia U20 al completo.
Adesso comincia la parte difficile
Con la partita di Kutaisi si chiude la stagione 2025-26 e si apre quella che porta al Mondiale. Per questi ragazzi significa una cosa sola: tornare a casa «con un mattoncino in più nello zaino» e scoprire dove finiranno davvero.
Chi farà il professionista in Serie A Elite, chi troverà spazio in URC, chi dovrà accontentarsi di una categoria inferiore e rimettersi in fila. È qui che il talento visto in Georgia diventa una carriera oppure no.
«Il loro cammino rugbistico adulto inizia adesso.»
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