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Italia U20, la mischia non basta: l’Irlanda vince 34-26

Italia U20 contro Irlanda nella finale per il nono posto del Mondiale U20

C’era una mischia che girava, un avversario in affanno e la sensazione precisa che la partita fosse lì, da prendere. È finita 34-26 per l’Irlanda.

All’AIA Arena di Kutaisi, nella finale per il nono posto del Junior World Championship, l’Italia guidata in campo da capitan Riccardo Casarin chiude il Mondiale al decimo posto. Le mete azzurre portano la firma di Enoch Opoku-Gyamfi, Erik Meroi e Luca De Novellis, con il break di Nikolaj Varotto a fissare il punteggio nel finale. Troppo tardi.

Il vantaggio c’era, i punti no

La mischia era cresciuta partita dopo partita lungo tutto il torneo, e sotto la pioggia della Georgia si è imposta anche stavolta. Il problema è che da quel dominio non è arrivato quasi nulla: nessuna penaltouche capitalizzata fino in fondo, nessun momento in cui il vantaggio tecnico si è trasformato in un allungo sul tabellone.

E quando hai un’arma che funziona e non la monetizzi, prima o poi te la fanno pagare.

Perché l’Irlanda è passata?

Dal centro del campo. Gli irlandesi hanno trovato con troppa facilità la corsia interna, e da lì sono nate le prime mete: non giocate elaborate, ma linee dritte su una difesa che si apriva. È la stessa fragilità che aveva già lasciato rimpianti nel cammino precedente, soprattutto nella gara con la Scozia.

Il secondo tempo delle occasioni non chiuse

Nella ripresa il copione si ribalta: l’Italia inchioda l’Irlanda nella sua metà campo e ci resta a lungo. Ma l’elenco di quello che non si chiude è lungo e fa male a rileggerlo: un pick and go finale con palla persa, una penalità per tenuto a terra, una maul che sembra dover entrare due o tre volte e non entra — una volta perché Valerio Pelli si stacca troppo presto, un’altra per tenuto alto.

Nel frattempo l’Irlanda esce dall’assedio con un paio di rimesse rubate e con qualche pedata di Mattia Andretti che le regala metri. Due delle mete azzurre arrivano per giunta in superiorità numerica: un dettaglio che rende il conto ancora più severo.

E poi la scelta che pesa più di tutte. Sul -1, con i pali a disposizione, l’Italia opta per la rimessa laterale. Non funziona, e da lì la partita si ribalta definitivamente dall’altra parte.

Decimo posto: quanto conta davvero

Poco, ed è giusto così. Il piazzamento di una Under 20 dice molto meno del percorso, e questo torneo ha detto cose interessanti. Resta però la sensazione che qualcosa in più ci fosse, e che l’Irlanda l’abbia portata a casa semplicemente capitalizzando meglio.

Un capitolo a parte lo meritano le decisioni arbitrali in mischia: con un pacchetto che spingeva così, non è mai stato chiaro se fossero gli azzurri a non aver capito l’arbitro o viceversa. Sugli “avanti” fischiati, invece, poco da recriminare.

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