Il Sudafrica ha vinto 33-26 una partita in cui la sua arma più famosa — la mischia chiusa — non ha dominato. Ed è proprio questo il punto: è la vittoria che dice di più sul momento degli Springboks.
Vincere con armi diverse
Una settimana fa a Ellis Park il pacchetto sudafricano aveva schiantato la mischia neozelandese, e aveva perso. A Città del Capo gli All Blacks hanno lavorato bene per limitarla, accentuando qualche ingaggio anticipato, e stavolta il Sudafrica ha vinto lo stesso. Le armi sono state altre: la superiorità nella battaglia sulle palle alte, la solita verticalità e un lavoro chirurgico sulla rimessa avversaria — con palloni rubati agli All Blacks nei loro 22 nei momenti chiave, come il furto di Eben Etzebeth che ha spento la migliore azione multifase neozelandese della ripresa.
E quando la partita si è ridotta a un possesso, l’ha chiusa il punto d’incontro: il tenuto a terra di Andre Esterhuizen sull’ultimo pallone, pulito, cristallino.
La mosca atomica
Poi c’è lui. Cheslin Kolbe ha chiuso con 18 punti al piede — quattro piazzati e tre trasformazioni — in una serata da uomo ovunque: DanPat in live l’ha ribattezzato “la mosca atomica”, prendendo in prestito il soprannome di Pozzecco. Intelligenza rugbistica fuori dal comune, coraggio fuori dal comune, atleticità fuori dal comune, in un corpo di dimensioni comunissime.
La storia della piazzola racconta bene il personaggio: nello staff sudafricano il ragionamento — così come lo ricostruisce DanPat — dev’essere stato semplice. Feinberg-Mngomezulu ne sbaglia un po’ troppi, Libbok pure, Willemse idem. “Aspetta: c’abbiamo quello che fa tutto”. E quello che fa tutto li ha messi tutti.
Perché gli Springboks sono un gradino avanti?
Per DanPat la risposta sta nella somma: hanno vinto senza il dominio in mischia, che nelle prossime partite possono ritrovare; hanno arginato una squadra che muove il pallone come nessuna; e hanno un bagaglio di esperienza — campioni del mondo in carica, gente come Pieter-Steph du Toit che i premi individuali li ha già vinti — che pesa nei finali punto a punto.
“Io vedo in questo momento gli Springboks un gradino avanti rispetto agli All Blacks.”
Attenzione però a darli per favoriti assoluti: gli All Blacks sono arrivati a un pallone dal pareggio, e di gambe ne hanno da vendere — Will Jordan, Leroy Carter che arriva dal Seven, Jordie Barrett, Ruben Love. Quando allargano la difesa, fanno male a chiunque. La strada per il Mondiale è ancora lunghissima; intanto sabato 5 settembre a Johannesburg, con la serie sull’1-1, chi vince mette la testa avanti prima del gran finale di Baltimora.
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