C’era una frase, ripetuta come un mantra a fine partita, che riassume tutto: nel rugby, se non plachi, non vinci. L’Italia Under 20 ha aperto il suo Mondiale con una sconfitta contro la Scozia, 38-32, all’AIA Arena di Kutaisi. Un ko che lascia l’amaro in bocca, perché il talento c’era — eccome — ma è bastato a tratti, mai per ottanta minuti.
Nel rugby se non placchi non vinci
Com’è finita Italia-Scozia U20? La Scozia ha vinto 38-32 nella gara d’apertura del Pool B del Mondiale Under 20, segnando sei mete contro le quattro azzurre. All’Italia resta almeno il punto di bonus difensivo, conquistato con l’ultimo calcio piazzato di Casarin allo scadere.
Una partita a strappi
Gli azzurri partono col piede sbagliato: dopo due minuti Dan Kelly punisce subito sull’ala destra. Ma l’Italia ha il merito di reagire e di mettere il naso avanti: una splendida cavalcata di David Luisato, che salta una serie di placcaggi, apre la superiorità a destra e il capitano Riccardo Casarin la trasforma in meta. Braga converte: 7-5 al 31′.
Da lì, però, la Scozia alza il ritmo e colpisce tre volte prima dell’intervallo: la zampata di Dalziel, la meta spettacolare nata dai propri 22 e finalizzata da Rory McHaffie, e si va al riposo sul 14-19, con la meta del tallonatore Valerio Pelli a tenere vivi gli azzurri.
Il momento azzurro, poi il contraccolpo
La ripresa regala il miglior rugby dell’Italia. Luisato si inventa una meta da campione, saltando in cielo a riprendersi il pallone direttamente dal calcio d’inizio — una specialità della casa — e poco dopo il mediano di mischia Nikolaj Varotto corre via da lontano: 26-24, Italia di nuovo avanti. Braga allunga dalla piazzola, 29-24.
È il momento in cui la partita si poteva chiudere. Invece la Scozia, con tante forze fresche, trova due mete pesantissime: prima McHaffie completa la sua doppietta, poi Henry Kesterton chiude i conti al 73′. Il piazzato di Casarin allo scadere vale solo il bonus difensivo: 32-38.
Luisato, croce e delizia
Il numero 11 azzurro è il simbolo della giornata: due strappi, una meta da highlights, la qualità che fa la differenza. Ma anche qualche sbavatura difensiva nei momenti che contano — il rovescio della stessa medaglia, secondo l’analisi di DanPat. Accanto a lui, Casarin è stato il motore: lavoro a terra, una terza linea aggiunta in mezzo ai centri, il miglior placcatore dell’Italia. Per DanPat è lui il migliore degli azzurri; in campo, però, l’uomo partita è stato l’estremo scozzese McHaffie, autore di una doppietta.
E il talento non manca, dentro e attorno a questo gruppo: Varotto, Braga, lo stesso Andretti dalla panchina, senza dimenticare chi non c’era come Malik Faissal. Ma — avverte DanPat — oggi non è il giorno degli alibi: quando hai le individualità e ti manca la collettività, un po’ il gioco lo tradisci.
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