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Italia, 24 palloni persi: i numeri della sconfitta di Tokyo

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C’è un numero che racconta Giappone-Italia 27-10 meglio di qualsiasi moviola: 24. Sono i palloni persi dagli Azzurri a Tokyo, nella prima giornata del Nations Championship. Il Giappone, nella stessa partita, ne ha persi 7.

«Il Giappone perde sette palloni, l’Italia ne perde 24.»

Cosa dicono le statistiche del match?

Che la partita è stata molto più equilibrata di quanto dica il punteggio — e proprio per questo più preoccupante. Territorio 52-48 per il Giappone, possesso 51-49: nessun dominio. La differenza è tutta nella precisione: 24 palloni persi contro 7, e solo 3 di quei 24 sono veri recuperi giapponesi. Il resto se l’è fatto da sola l’Italia.

Il paradosso continua scorrendo le altre voci. I line break sono 4-3 per l’Italia. La percentuale di placcaggi sorride agli Azzurri (93% contro 90%). Le penalità concesse sono più giapponesi che italiane (9 a 6). Perfino i calci (36 del Giappone, 27 dell’Italia) raccontano numeri normali. Per DanPat la lettura è una sola: il Giappone ha battuto l’Italia sulla velocità e sulla precisione, non sul dominio.

Dentro quei 24 errori c’è di tutto: giocate all’altezza forzate, palloni non protetti, scelte sbagliate e i due errori alla base del raggruppamento di Varney, pesanti per il momento in cui sono arrivati.

I numeri dei singoli

  • Juan Ignacio Brex: 1 meta, 46 metri, 2 line break — il migliore per DanPat.
  • Lorenzo Cannone: 69 metri e 16 placcaggi, tra i più continui.
  • Michele Lamaro: 19 placcaggi da capitano.
  • Tommaso Menoncello: 4 palloni persi, mai davvero in partita.
  • Malik Faissal: 3 palloni persi all’esordio, ma un secondo tempo in netta crescita.

Ora gli All Blacks

I numeri di Tokyo diventano la base di lavoro per la settimana più difficile: sabato 11 luglio a Wellington arriva la Nuova Zelanda. Per DanPat il lavoro dovrà essere prima di tutto mentale, oltre che di recupero fisico: se il dubbio atletico visto col Giappone si ripresenta con gli All Blacks, la partita diventa impossibile. Ma un’Italia che ritrova la precisione ha meno distanza da colmare di quanto dica il 27-10.

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