Il Giappone che sabato sfida l’Italia ha una storia in ogni ruolo. La più clamorosa sta al numero 10: Ryunosuke Ito, 21 anni, esordio assoluto — e non è nemmeno un professionista. Gioca ancora con l’Università Meiji.
Un universitario in cabina di regia
Un metro e 72 per 77 chili, elettrico: la settimana scorsa contro i Maori All Blacks ha servito tre assist, ed Eddie Jones lo ha paragonato addirittura a Richie Mo’unga. Al suo posto doveva esserci Lee Seung-sin, l’apertura campione nazionale col Kobe, ma un’operazione lo ha tolto dai giochi: e il Giappone, invece di richiamare un veterano, ha buttato dentro il ragazzino. Al suo fianco però c’è un signor mediano: Naoto Saito, fresco campione di Francia col Tolosa.
Perché Eddie Jones non sarà in panchina?
Jones è squalificato per quattro partite, per insulti a un arbitro durante il tour dell’Under 23 giapponese in Australia: l’esordio nel Nations Championship lo guarderà da lontano, e la squadra la guida Neal Hatley. Il personaggio però resta: ha scherzato dicendo che cercherà un carrello degli asciugamani in cui nascondersi per intrufolarsi negli spogliatoi.
Per DanPat è «il Mourinho del rugby» — e non a caso ha già indicato cosa teme dell’Italia: la difesa e i movimenti senza palla.
E quando un avversario ti fa i complimenti così, di solito è esattamente lì che proverà a colpirti.
Dearns capitano, Leitch la leggenda
Il capitano è Warner Dearns, seconda linea di 24 anni per due metri e un centimetro, reduce da una grande stagione in Super Rugby Pacific. Accanto a lui Harry Hockings: due metri e otto, buona fortuna in touche. Al centro il pericolo numero uno è Dylan Riley. E dalla panchina — cinque avanti e tre trequarti — entrerà la leggenda: Michael Leitch, 37 anni e 92 caps, da solo quasi un quarto delle presenze internazionali dell’intera lista (369 caps totali, età media 27 anni).
Giappone (15-1): Matsunaga; Ueda, Riley, Hirose, Ishida; Ito, Saito; Cornelsen, Shimokawa, Gunter; Dearns (cap.), Hockings; Takeuchi, Harada, Okabe.
Il chosoku rugby e il suo tallone d’Achille
Lo stile giapponese ha perfino un nome: chosoku rugby, «veloce e furioso». Ritmo altissimo, sostegno rapidissimo a terra, riposizionamento difensivo fulmineo, tanto piede e raffiche brevi di gioco strutturato. Il punto debole è la tenuta nell’ultimo quarto: la settimana scorsa il Japan XV era avanti 24-7 sui Maori All Blacks… e ha perso 38-31. Un dettaglio da tenere a mente per il finale.
La nazionale arriva da cinque sconfitte nelle ultime sei partite e da una sola vittoria contro una tier 1 negli ultimi sei anni (il Galles nel 2025). Ma il movimento è in piena salute: la finale di League One vinta dai Kobe Steelers ha portato 50mila spettatori a Tokyo, nel campionato girano nomi come Pieter-Steph du Toit, Faf de Klerk, Cheslin Kolbe e Ardie Savea, e il Giappone si è già candidato a ospitare il Mondiale 2035.
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