Una stagione azzurra si giudica come si giudica un esame: non con la media aritmetica, ma con una media ponderata. E’ la tesi con cui Mario di Pillole Ovali chiude l’annata dell’Italia, ed e’ anche il modo piu’ onesto per uscire dal tunnel emotivo di un’estate finita malissimo.
Perche’ il calendario, in effetti, ha fatto uno scherzo curioso: la stagione si e’ aperta con una vittoria sull’Australia a Udine e si e’ chiusa con un’altra Australia, a Perth, nella disfatta per 57-10.
Quali partite pesano davvero?
Non tutte allo stesso modo. Per Mario le vittorie importanti valgono piu’ della peggiore delle sconfitte, e il successo sull’Inghilterra pesa piu’ del ko con il Giappone o con l’Australia. Il ragionamento e’ semplice: novembre arriva quando gli avversari dell’emisfero sud sono a fine stagione, luglio quando i nostri lo sono. I veri banchi di prova restano il Sei Nazioni e la Coppa del Mondo.
Applicando quel metro, il verdetto e’ positivo: un Sei Nazioni molto buono tira su l’intera annata, anche con un tour estivo da zero punti in tre partite.
Il tour estivo: «E’ quello che ci siamo meritati»
Nessuno sconto, pero’, sulle tre sconfitte contro Giappone, Nuova Zelanda e Australia. Per Mario zero punti sono il raccolto giusto, e il Nations Championship inteso come trofeo lo lascia freddo: gli piacciono i test match in se’, e lo troverebbe piu’ avvincente con una retrocessione in palio.
Sulle convocazioni nessuna polemica: coerenti con il percorso di Gonzalo Quesada. Si aspettava Trulla, e’ rimasto sorpreso dall’assenza di Izekor, ma la sintesi e’ che chi e’ rimasto a casa non era un game changer. Capuozzo era fuori per infortunio. E i giocatori, a fine stagione, erano stanchi anche mentalmente.
Giappone e All Blacks, due sconfitte diverse
Il ko con il Giappone e’ l’unico che a Mario fa davvero male, e non per il punteggio.
Abbiamo deciso di non andare a fare la battaglia di trincea, e se decidi questo hai perso in partenza.
Il dettaglio tecnico e’ la salita difensiva della mischia a fianco dei raggruppamenti, quella che crea densita’ e rallenta i palloni. Senza quella, contro una squadra che nella trasmissione e’ la migliore del mondo, non se ne esce. L’immagine simbolo, per lui, e’ persino un giocatore come Niccolo’ Cannone fermo sulla guardia.
Con gli All Blacks, finita 47-17, il giudizio si ribalta: primo tempo serio contro una squadra seria, voglia di dare battaglia. Con l’avvertenza di non trasformare quel tempo in un alibi, perche’ la partita e’ un tutt’uno e tenere quel livello costa il doppio.
Io mi incazzo quando non vedo l’attitudine.
Il punto
La stagione dell’Italia si legge bene solo se si smette di sommare i risultati e si comincia a pesarli. Il Sei Nazioni ha detto una cosa, l’estate ne ha detta un’altra: la prova del nove sara’ capire quale delle due squadre si presentera’ a novembre.
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