Mentre l’Italia leccava le ferite di Tokyo, il resto del pianeta ovale scendeva in campo per il primo turno del Nations Championship. E il carrello, come si dice a “Divagazioni di Rugby”, era pieno: risultati, conferme e una gerarchia mondiale che comincia a prendere forma.
Sudafrica, la macchina da guerra
A Ellis Park il Sudafrica ha travolto l’Inghilterra 45-21. Tre mete nei primi dodici minuti (du Toit, Kolbe, Arendse), poi la reazione d’orgoglio inglese fino al 17-14 dell’intervallo, infine i Boks che cambiano marcia e non si fanno più prendere, con Marx e Ben-Jason Dixon a chiudere i conti. Un punteggio persino gonfiato dai due gialli inglesi nel finale.
Il dato che impressiona è la formazione: una spina dorsale di giocatori due volte campioni del mondo che punta al back-to-back-to-back. Il lavoro di Rassie Erasmus resta, semplicemente, straordinario.
Scozia show, Argentina deludente
In Argentina la Scozia ha firmato la prestazione più convincente: 47-38 a Córdoba, sette mete, e pure senza pedine di primissimo piano. Un successo mai davvero in discussione, che lascia più di un dubbio sui Pumas: squadra parsa molle, spenta, la più deludente tra le big al netto dell’Italia stessa.
Irlanda da grande squadra, Australia in crescita
La partita più tirata l’ha vinta l’Irlanda in casa dell’Australia: 33-31, ribaltata nel finale con la solita panchina di lusso. Un epilogo che ricorda un certo finale di Firenze: piazzato defilato per chiudere la contesa, questa volta però il tentativo dei Wallabies si spegne fuori. L’Australia esce sconfitta ma diversa, in netta crescita: le manca solo un po’ di profondità in panchina.
I Rennie’s All Blacks e la Francia B
Debutto vincente ma sudato per gli All Blacks della nuova era Dave Rennie: 34-32 a Christchurch contro una Francia priva dei giocatori di Tolosa e Montpellier, e senza Ramos e Dupont. Eppure i transalpini sono andati a un soffio dal colpaccio, trascinati da un Matthieu Jalibert in stato di grazia, a segno anche nel forcing finale.
“La Francia è la candidata numero uno a vincere il prossimo mondiale.”
Il giudizio è netto ed è quello di DanPat: anche in versione “B”, il movimento francese mostra una profondità — a mediano di mischia come all’apertura — che nessun’altra nazionale può vantare oggi.
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