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Benetton, le gerarchie di Pivac: cinque mediani di mischia e un duello aperto all’apertura

Copertina del podcast Divagazioni di Rugby episodio 40 dedicato a Benetton e Zebre

La vittoria di Tbilisi sui Black Lion ha chiuso il precampionato del Benetton. Nell’episodio 40 di Divagazioni di Rugby, DanPat e Cristian Lovisetto sono tornati su quella partita per guardarla da un’altra angolazione: non il risultato, ma le gerarchie che Wayne Pivac sta costruendo a una settimana dall’esordio in URC contro i Dragons.

La mischia ha risposto, e non era scontato

Il giudizio di DanPat è stato esplicito: «Se prima della partita fossi stato Wayne Pivac e mi fossi messo la mia checklist delle cose da portare a casa, credo che alla fine la spunta l’avrei messa quasi su tutto». La mischia ha funzionato contro avversari georgiani, che in quel fondamentale non regalano nulla, e ha funzionato anche senza Mirco Spagnolo: bene Matias Medrano, definito «un bel trattore» a sinistra, e ancora meglio Simone Ferrari, ritrovato in versione dominante. Buona anche la seconda unità con Marcos Gallorini.

Sul reparto piloni la lettura dei due è che a sinistra i Leoni siano già coperti: al rientro di Spagnolo si aggiungono Medrano, Ivan Nemer e Destiny Aminu. Tiziano Pasquali, secondo DanPat, servirà molto al gruppo ma verrà usato «con il contagocce».

Il caso Gritti, e una battuta di suo padre

Il capitolo più curioso riguarda la touche. Entrambi hanno notato la disinvoltura con cui Piero Gritti si è preso la leadership delle rimesse laterali, chiamandole e vincendole alla prima uscita stagionale. Il permit player classe 2005, figlio di Andrea Gritti, quindici volte azzurro, arriva da tre stagioni agli Espoirs del Clermont e ha da poco firmato per la Rangers Rugby Vicenza mantenendo il legame con Treviso.

Lovisetto ha raccontato l’aneddoto della partita di Monigo contro le Zebre: a fine primo tempo ha incrociato in tribuna il padre e gli ha chiesto se non fosse presto perché Piero chiamasse già le touche. La risposta, con l’orgoglio del caso: «Le chiama e le vince». Il rilievo dei due è che, pur avendo senso mandarlo a Vicenza per la continuità, qualche chiamata a Treviso durante l’anno andrebbe fatta lo stesso.

Cinque mediani di mischia: l’ordine, per ora

Il Benetton 2026-2027 ha cinque numeri 9 a referto: Andy Uren, Alessandro Garbisi, l’australiano Louis Werchon e i permit Cristiano Tizzano e Mattia Andretti. «Quantomeno a livello di numeri il Benetton è coperto», ha osservato DanPat, aggiungendo però un’avvertenza tecnica: «Il mediano di mischia a volte averne troppi non fa benissimo, perché è un ruolo dove hai bisogno di continuità e titolarità».

La gerarchia ipotizzata in trasmissione — e va presa per quello che è, una lettura a caldo — vede oggi Uren davanti, poi Garbisi, Werchon, Tizzano e Andretti. Su Andretti, i due danno per scontato un avvio di stagione a Mogliano.

Sul secondo posto della lista è arrivato un distinguo interessante. Alla domanda se fosse sicuro di Garbisi davanti a Werchon, DanPat ha risposto di no, ma ha aggiunto una ragione che esce dai confini del club: «Credo che ci sarà un discorso tra Gonzalo Quesada e Pivac; nell’anno del Mondiale è normalissimo che un certo numero di partite da titolare venga fatto fare ad Alessandro Garbisi».

Apertura: Umaga contro Jean Smith, e un piede da ritrovare

Il ballottaggio che i due si aspettano più aperto è quello al numero 10, fra Jacob Umaga e il nuovo acquisto Jean Smith, figlio d’arte arrivato con un contratto pluriennale. «Hanno caratteristiche diverse», ha notato Lovisetto.

Il rilievo su Umaga è però secco e riguarda la piazzola: «Se vuole essere il titolare deve raddrizzare un po’ il piedino, perché quello era il suo superpotere». DanPat ha provato ad attenuare, osservando che due delle tre trasformazioni sbagliate erano oggettivamente molto angolate, e ha ricordato che nello stesso fine settimana anche Thomas Ramos ha faticato dalla piazzola. Resta il punto: quando la precisione al piede è la tua cifra, va ritrovata in fretta.

Le note sui singoli

Fra i trequarti, il nome che ha impressionato di più è Federico Zanandrea: «Ha un potenziale clamoroso, ma deve sgrezzarsi un po’», con almeno un paio di giocate da tenere la bocca aperta e un break finito però in mano ai georgiani. Meno convincente, per Lovisetto, la prova di Matt Gallagher.

Il momento più discusso resta l’intercetto di Onisi Ratave, una settantina di metri di corsa poi fermata dal rientro di Aka Tabutsadze. I due si sono divertiti a rifare la giocata a tavolino: puntare verso la bandierina, oppure un calcetto a seguire, o ancora rallentare e cercare il contatto. «Era talmente andato in apnea che non aveva più nemmeno il tempo di pensare», la conclusione di DanPat. Alla fine Ratave si è fermato a fare i complimenti all’avversario.

Un’ultima nota, e vale come rettifica: parlando dei centri nella puntata precedente, i due avevano dimenticato Leonardo Marin. Più di un ascoltatore lo ha fatto notare, e la correzione è arrivata in diretta: sarà Marin a guidare un reparto che comprende anche Tomas Medina, Paolo Odogwu, Federico Zanandrea, il nuovo Josh Flook e il permit Filippo Drago.

Leggi anche: Benetton, vittoria in Georgia contro i Black Lion · Benetton, i candidati al ruolo di mediano di mischia e i centri da ricostruire

Firmato DanPat Rugby · DANPAT Rugby
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