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Dupont, il Messi del rugby: Tolosa campione e il muro Sudafrica

Antoine Dupont con la maglia del Tolosa

Una finale sospesa dai fulmini, il venticinquesimo titolo di una dinastia e un capitano che esce verso la domanda più grande della sua carriera. Il weekend del rugby francese si riassume in un nome: Antoine Dupont. Che secondo DanPat somiglia, più di quanto sembri, a Lionel Messi.

Tolosa, l’ennesimo trionfo

Allo Stade de France il Tolosa ha battuto 28-20 il Montpellier e si è preso il Top 14: quarto titolo consecutivo, venticinquesimo della storia. Una finale strana, interrotta intorno all’ora di gioco da un temporale che si è abbattuto su Parigi, con il Montpellier bravo a rientrare nel punteggio ma incapace di completare la rimonta.

È l’ennesimo capitolo di un dominio quasi imbarazzante: cinque degli ultimi sette scudetti di Francia parlano rossonero. Per capire quanto sia difficile restare in cima, basta guardare la Champions Cup di quest’anno, finita nelle mani dell’UBB Bordeaux: vincere a ripetizione, in un torneo così, è roba per pochissimi.

Perché Dupont è il Messi del rugby

Il parallelo, spiega DanPat, non è provocatorio. Dupont e Messi hanno vinto tutto con il club, hanno avuto un atletismo straripante nel loro prime e una tecnica fuori scala. Ma la vera somiglianza è un’altra.

Hanno una cosa che viaggia più veloce degli altri: non è la tecnica, non è l’atletismo, ma è la testa.

È il cervello a fare la differenza: leggere l’azione un istante prima, manipolare la difesa, arrivare dove serve al momento giusto. Come Messi, che a questo Mondiale segna a raffica pur essendo tra chi corre meno in campo, perché sa quando e come farlo. Come Michael Jordan, che annunciava all’avversario la finta e gliela infilava lo stesso. Non a caso, quando Dupont non c’è, il Tolosa balbetta: manca il regista, non solo il talento.

L’infortunio e il tabù dell’emisfero sud

Qui arriva la nota amara. Dupont si è fermato di nuovo: una risonanza del 29 giugno ha confermato una lesione al polpaccio, un fastidio che si portava dietro dalla semifinale di Top 14 e con cui aveva stretto i denti in finale. Salterà tutto il tour estivo della Francia nel Nations Championship, a partire dalla sfida agli All Blacks del 4 luglio a Christchurch; al suo posto è stato chiamato l’esordiente Paul Graou.

Sembra un destino: da anni Dupont non mette piede nell’emisfero sud, tra la preparazione olimpica del Seven, gli infortuni e le rose rimaneggiate. Un tabù che alimenta le critiche di chi, a sud dell’equatore, chiede da tempo di vederlo all’opera.

Chi può fermare un Mondiale di Dupont?

La risposta, per DanPat, ha un nome e un cognome: Sudafrica. Non solo i campioni del mondo in carica, ma la mente di Rassie Erasmus, già proiettata al 2031 mentre gli altri pensano al 2027. La profondità springbok è impressionante: dodici mete e un 80-31 rifilato ai Barbarians, e un Sudafrica “A” — di fatto l’Under 20 iridata — capace di travolgere lo Zimbabwe. Se gli Springbok vincessero un terzo Mondiale di fila, dice DanPat, il dibattito sulla miglior squadra di sempre si chiuderebbe lì.

Dupont ha 29 anni: davanti, in teoria, ha ancora due o forse tre Mondiali. Il tempo per una consacrazione alla Messi c’è. Ma prima dovrà guarire — e poi bucare un muro sudafricano che, oggi, sembra l’unico vero ostacolo.

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Sei d’accordo col parallelo Dupont-Messi? E secondo te il Sudafrica è davvero imbattibile? Guarda la puntata di Divagazioni di Rugby sul canale DanPat Rugby e dicci la tua nei commenti.

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